una musichetta verosimilmente riconducibile a “SAVE THE LAST DANCE FOR ME” mi inchioda al telefono. la prima considerazione celebrale (ma non troppo): meglio far finta di lavorare e sperare che l’operatore non si liberi da qualsiasi cosa stia facendo piuttosto che doverci parlare, dare spiegazioni, addivenire alla conclusione che lui non ha voglia di ascoltare e io trasudo bisogno di mandarlo a cagare (oltretutto in maniera del tutto aprioristica).
nel frattempo che Bublè si sgola io fecondo ipotetici motivi di rivoluzione.
stamattina ho scritto ad un avvocato per chiedergli il pagamento di oneri condominiali. deontologia vuole che la missiva sia “riservata non producibile in giudizio” e tutta un tripudio di toni gentili. quando scrivo ad un senza titolo invece la raccomandata si chiude “La diffido dunque all’immediata corresponsione dell’importo complessivo di E. comprensivo di E. per questo mio intervento, che vorrà far pervenire al mio studio a mezzo assegno circolare intestato alla mia cliente, entro e non oltre 10 giorni dal ricevimento della presente, in difetto di che procederò a tutelare la mia patrocinata con le azioni e nelle sedi che riterrò opportune”. Perchè?
perchè tra cani non ci si morde? perchè non si estingue questa categoria di morti di fame che girano con macchine comprate a pacchi di cambiali e vestita di fibbie grosse come la testa di un bambino di tre anni?
nel frattempo che Bublè continua a sgolarsi ho preso contezza che potrei sbranarlo l’operatore che mi sta facendo fare trenta minuti di coda e ascoltare questa cantilena semibrasiliana/filonostalgica/allentanca/grandepugnetta.
nello stesso frattempo lavoro sul serio. scrivo atti, parlo male dei colleghi, leggo lettere con la stessa attenzione con cui peter pan pensa alla vecchiaia.
la seconda considerazione: il benessere crea mostri, mai quanti ne crea la presunzione del benessere. la musica che suona, l’orecchio che scotta, l’avvocato che chiama e io, nel mezzo di questa baraonda, rivedo le facce delle persone incontrate in questi tre ultimi giorni. la cassiera di leroy merlin con le unghie lunghe laccate di rosso ferrari che mi dice “io non li tocco i soldi, norme antirapina”, il venditore della concessionaria che porta al polso un orologio d’oro stile gheddafi il quale sostiene “sette/ottomila euro per acquistare una macchina sono troppo pochi”, la barista del bar che ha duecento euro di meches e messa in piega al posto dei capelli che mi guarda con aria schifata alle sei di qualsiasi sabato mattina solo perchè io al mercato vado vestita come una barbona, la cancelliera deputata a ricevere la domanda per l’esame di avvocato che pur avendo una fotocopiatrice nella propria stanza mi chiede di fare quattro piani in giù e quattro piani in su per portargli la fotocopia del documento, le mamme con i bambini che camminano per le file della fiera dei morti e gli comperano la mela candita non prima di aver gettato in terra lo zucchero filato minimamente assaggiato, il corriere che ha il rolex ghiera verde al polso ma su tutti, il rumeno che sta rifacendo i pozzetti del lastrico adiacente alla mia finestra che ha un paio di nike air max e la felpa timberland bianca immacolata.
ringraziando un qualsiasi dio bublè ha smesso di sgolarsi, mi risponde la segretaria del notaio la quale al mio “chiamo dallo studio legale x vorrei parlare con il notaio per avere chiarimenti in merito alla pratica tizio e caio” mi risponde il più classico dei “il notaio sta rogando”…
senza parole, non indignata, sono senza parole.
perchè anche le parole hanno un peso e io non voglio bilanciarle, perchè le parole hanno una conseguenza e io preferisco gli effetti, perchè le parole sono aria e io non ho nemmeno più voglia di respirare.

la mia vita e la morte degli altri, un nipote appena nato e che cresce, una pila di libri trasformarsi in libreria, un esame diventare laurea, una laurea ambire a lavoro, una zingarella con le trecce lungo le spalle, i biscotti fritti lungo le strade della turchia, un amore finire e degli altri millantarsi per avvenenti, un signore con l’epatite, un giorno di merda, una moto scivolare, una moto curvare, una moto marciare, una madre ridere, un piatto pieno di carboidrati, una telefonata per abitudine alle quattro di mattina, la prostituzione latente nella balera di provincia, via gradoli con il latente bisogno di silenzio, le persone cambiare, le persone mentire, le persone spergiurare, le persone inveire, la terra farsi zuppi, l’interruttore accendere la luce, una scatola contenere un anello, una lettera l’addebito della rata del mutuo, due ex dividersi un monolocale, due ex passeggiare per roma, due ex scappare a capri, due ex litigare per le rispettive premure, le citazioni latine quando di parole non se ne hanno, tesi ribaltate per quieto vivere, due più due fare quanto due per due, l’istigazione fra gli amanti, la complicità fra gli astanti, le gambe degli atleti ai 100 mt, la falcata del salto in lungo, la malizia del piede della ballerina di tango, il profumo della disperazione, il coniglio morto nel lavandino, il secchio della spazzatura riempirsi, una casa svuotarsi, una macchina da cucire in funzione fino all’alba, una pietra diventare un muro, un incudine starsene, un’amicizia soffrire vuoti d’aria, la ragazza del migliore amico comunicarmi il loro matrimonio, le piante di un terrazzo farsi selva, i castel sant’angelo affollata dalle macchine della mille miglia, la giulia 1300 portarsi via anche quel poco, il pranzo diventare inferno, il fine settimana al pari dell’aria in vena, la stupidità dell’uomo, carrozze affollate, americani senza passaporto, il sudore del pensiero sfinito, il cielo grigio, … , …

Pensieri rabbiosi di chi in silenzio si alza dalla panca e aspetta fuori coloro che vogliono ascoltare. Pensiero rabbioso contro chi accusa gli altri dello stesso e proprio comportamento. Pensiero rabbioso verso chi ha il raziocinio altrui per pensare e parole non proprie per interloquire. Pensiero rabbioso per un sistema nel quale, all’interno di uno stesso schieramento politico è inibito ai propri membri non solo dissentire ma anche porsi obiezioni di coscienza. Pensiero rabbioso di chi la mattina si sveglia all’alba per studiare le discipline giuridiche di un paese dove “il pallone è il mio e io voglio giocare”.

Pensiero rabbioso verso un vecchio che dalla sua finestra dice stronzate e uno più stronzo, dall’altra parte della città che gli dimostra come ce l’ha più lungo. Al Papa si può scusare, in fondo non fa stato ma fede. Al Presidente della Repubblica non si può, lui fa stato e della sua fede si dovrebbe dimenticare.

Ogni principio portato all’estremo esaspera. E la democrazia non fa eccezione. Siamo tutte api che cessano di vivere non appena pungono la scheda elettorale. Ebbene sì, il nostro pungiglione è il voto. Non appena mettiamo quella stramaledetta crocetta cessa ogni possibilità di vedersi democraticamente rappresentati. Cessiamo di vivere come cittadini.

Confusione di ruoli. La stessa Corte di Cassazione che nella sentenza specifica come non si vuole sostituire al legislatore.

Il cittadino medio pensa “non deve morire” e alla notizia del decesso, recandosi al bar, ammette come sia felice che abbia smesso di soffrire. L’altro cittadino medio pensa “deve morire” e alla notizia del decesso, recandosi al bar, esterna il suo rammarico per l’applicazione del protocollo.

Pensieri rabbiosi di chi, ha studiato checks and balances credendoli propri, di chi crede che il Presidente della Repubblica svolga un ruolo istituzionale, di chi svolgendo una vita normale crede al valore incommensurabile delle vite altrui. Non si può essere così ottusi da vietare ad altri quello che non si vuole per se stessi. Non si può essere così ottusi da non capire che il Parlamento, così come viene percepito dai suoi stessi membri e dal Governo, è una macchina che non funziona più. O meglio funziona, per confezionare una cornice che conterrà una tela altrui o per scrivere la critica d’arte ad un quadro non proprio. Decreto legge e decreto legislativo.

Tranquillo legislatore (o chi per te), a quanto pare hai (avete) altre tremila cartucce da sparare!

ulcerica

2008/11/05

Non hanno fatto nemmeno in tempo ad eleggerlo che già era nero!

Perché siete piagnucolosi e rompipalle. Perché pensate che il male maggiore sia il vostro solo in base all’antico baluardo “mal comune mezzo gaudio”. M’avete scassato i coglioni voi e i vostri striscioni. Voi e i cortei, voi e gli assegni di ricerca, voi e il vostro sapere tutto. M’avete scassato i coglioni è un’espressione che tende a minimizzare il mio stato d’animo nei vostri confronti. I soldi n’ce son più cocchi. Non lo so se qualcuno se l’è magnati, se qualcuno li ha rubati o se li è semplicemente intascati. Siete esasperanti. Ma credete che solo voi dovete mangiare e pagare le bollette?

La sai l’ultima?

2008/09/22

Un cartello: “Vendesi compagnia aerea, prezzo di favore. Chiamare ore pasti e cercare di Augusto”

I passanti: “Cocco, magna tranquillo!”

Plurale maièstato

2008/05/05

“Ma questa è una mulattiera bianca”

“Si ma, tranquillo, c’ha le buche”

Sto sconvolta. Cercavo di capire chi fosse stato il genio sotto la cui presidenza la legge T.A.R. aveva trovato la luce. Ho digitato in google “presidente del consiglio cronologia”. Ma sai che ad entrare in tutte le biografie di questi  ti rendi conto di non aver capito un cazzo nella vita? Chi per un motivo, chi per un altro! Chi lo capisco benissimo, e chi cazzo me lo “fafare” di capirlo!

E non per chi muore sul lavoro ma, per chi vive sulle disgrazie!

IO NON CI RIESCO

2008/02/18

NON MI VIENE PROPRIO DI BATTERE LE DITA E SCRIVERE UN POST SULLA POLITICA ITALIANA!