“Nell’ora più profonda della notte, confessa a te stesso che moriresti se ti fosse vietato scrivere. E guarda profondamente nel tuo cuore dove esso espande le sue radici, la risposta, e chiediti, devo scrivere?”

2013/12/18

una parola un significato. l’equazione è perfetta, la lingua italiana infinita e la bontà di esprimere un concetto non modificando il reale contorno è una capacità propria non tanto delle persone pazienti quanto di coloro che pazientemente illuminano ciò su cui posano lo sguardo.
carpire parole che non siano prese dal vocabolario secondo un impossibile ordine è difficile come scalzare dalla camera il malato allettato. provi pena per lui come per te stessa mentre di fronte allo specchio delle convinzioni sei riluttante a romperlo, attanagliata dal dubbio che la leggendaria scarogna possa ammantarti i prossimi sette anni e propensa a credere che non cambiare le cose sia il miglior modo per non rimanere disorientati.
ti consosci, conosco a menadito la cadenza svogliata delle dita che picchiettano la tastiera e troppo spesso hai solo il vago ricordo di quando quelle dita non subivano il filtro ostativo della tue paure. conosci a menadito il rumore della stilografica che macchia la carta, le impercettibili righe di inchiostro che si allargano sul budello nero che irrefrenabile corre come il vomito dalla bocca del nauseato.
ho fatto e sbagliato.

c’è solo un modo per non tornare indietro. non avere un motivo per voltarsi.

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