“il popolo… il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sè, del colore gli piace, alle proprie corna… Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall’antichità, una generazione all’altra…” “io non mi sento cornuto” disse il giovane. ” e nemmeno io. ma noi, caro mio, cammino sulle corna degli altri come se ballassimo…” e il vecchio si alzò ad accennare dei saltelli di danza; e voleva figurare l’equilibrio e il ritmo del camminare sulle corna, da una parte all’altra. il giovane rise: sentirlo discorrere era un piacere. la fredda astuta violenza per cui in gioventù era stato famoso, il calcolato azzardo, la prontezza di mente e di mano, tutte le qualità insomma che lo avevano portato al rispetto e alla paura di cui era circondato, a volte parevano ritirarsi da lui come il mare dalla riva, lasciando alla sabbia gli anni vuoti gusci di saggezza. “diventa filosofo, a volte” pensava il giovane: ritenendo la filosofia una specie di gioco di specchi in cui la lunga memoria e il breve futuro si rimandassero crepuscolare luce di pensieri e distorte incerte immagini della realtà. ma a momenti ecco che veniva fuori l’uomo duro e spietato che era stato: e curioso era che quanto ritrovava il suo duro e giusto giudizio sulle cose del mondo, le parole corna e cornuti grandinassero nei suoi discorsi, in significata e sfumature diverse, ma sempre ad esprimere disprezzo. “il popolo, la democrazia” disse il vecchio rassettandosi a sedere, un po’ ansante per la dimostrazione che aveva dato del suo saper camminare sulle corna della gente “sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole nel culo dell’umanità, con rispetto parlando… dico con rispetto parlando per l’umanità… un bosco di corna, l’umanità, più fitto del bosco della Ficuzza quand’era vosco davvero. e sai chi se la spassa a passeggiare sulle corna? primo, tienilo bene a mente: i preti, secondo: i politici, e tanto più dicono di essere col popolo, di volere il bene del popolo, tanto più gli calcano i piedi sulle corna; terzo: quelli come me e come te… è vero che c’è il rischio di mettere il piede in fallo e di restare infilzati, tanto per me quanto per i preti e i politici: ma anche se mi squarcia dentro, un corno è sempre un corno, e chi lo porta in testa è cornuto… la soddisfazione, sangue di dio, la soddisfazione: mi va male, muoio, ma siete dei cornuti…