Mal di aria

2012/08/20

sento che questa è la mia tappa. è qui che devo fare la volata, tirare le gambe dietro al cuore, arrivare con il fiato rotto. devo alzarmi anche se potrei solo stendermi e guardare tutti passare.

sento che questo è il mio momento. me lo dicono le tempie che potrebbero esplodermi da un momento all’altro, lo stomaco dove poggiati ho gli ultimi inqualificabili sei mesi, le mani con le unghie lunghe e senza più segni di spilli.

ho dei problemi con il futuro che potrebbe capitarmi. ho analizzato bene gli ipotetici motivi che temo siano riconducibili ad uno solo, principalmente. l’incertezza delle curve. se non posso sapere, nemmeno con presumibile certezza, quali siano le parabole seguite da chi mi circonda tendo a chiudermi in autarchia.

“se posso farlo io ce la possono fare tutti”. il principio di base che mi porta a credere che gli altri mentiranno, urleranno, si ammaleranno.

“se è capitato a me può capitare a chiunque”. il principio di altra base che mi fa essere sicura che gli eventi e le circostanze non siano frutto di meritocrazia ma di uno “spalmato” irregolare.

prendo le mie sensazioni e le unisco alle convinzioni, ne viene fuori un piatto di metafisica non commestibile, assimilabile, tantomeno invitante.

ho dei problemi con l’italiano scritto. un coagulo di incomprensione per me stessa che inettato nelle vene altrui diventa l’embolo letale. ma dei coaguli altri non si muore nè ci si ammala. probabilmente se è vero che nessuno si salva da solo deve essere pur vero che nessuno infierisce letalmente sugli altri.

È tutto cambiato sempre così velocemente che cercare di orientarmi aspettando che l’ago ritrovasse il nord mi è stato impossibile, come ora. Allora devo fare come ho sempre fatto, sempre nel bene e sempre quando è stato il male. Prendere le distanze, trattenere il fiato, compiere una sommaria valutazione delle circostanze e saltare. Senza aspettarmi paracadute, reti, corde, braccia o palliativi di qualsiasi forma.

Tutto si amplifica poi in relazione della possibilità o meno di tornare indietro, perchè prima o poi il punto di non ritorno ha ingoiato tutti e non farà salva nemmeno me.

Alla stazione dei treni. Ma questo la prossima volta.

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