Casa, oggi

2012/04/15

Cerco un muro bianco come solo una donna sa cercare un uomo. Mi guardo intorno, le mura fuori e i muri dentro. Il ruvido della pietra fa da corteccia al bianco che si presta a questo nero. Una casa non parla fino a quando non puoi ascoltarla e leggerla. Mai senza musica, non più senza parole. La penna perché mente mi insegnavano a fare i tondi e le lineette c’era chi stava imparando il rito. La penna perché se mai decidessi di cancellare questa confusione mi basterebbero pennellate distratte mentre il tempo, seppure utilizzassi tutto il mio impegno, non potrei mai dimenticarlo. Mi ricorderò di questi giorni, in mare aperto sotto un cielo chiuso, a vista senza rotta, placidi come appare tutto fermo dopo che la tempesta si è sfogata. Butto la rete, la tiro a me ogni volta convinta di trovarvi solo acqua e la delusione di vedere dentro un pesce che non sa respirare è pari solo alla mia voglia di donargli almeno un polmone. C’è chi la chiama voglia, chi Carolina, chi virtù. Io la sento e vedo: batte e sbatte, va e torna, incastrata tra i muscoli delle gambe. E quando non c’è non la rimpiango mai. Se è partita è andata da chi ne aveva maggior bisogno. Non la rimpiango perché non si rimpiange mai ciò che si sa con assoluta certezza che tornerà. Preferisco la solitudine alla compagnia maldestra. Preferisco la mia solitudine ove mi trovo sempre. Una vita intera non dura mai quanto riportano i certificati anagrafici, una vita intera a molti che ho incontrato non è bastata a farsi incontrare. La pigrizia di ascoltarsi è intima amica della paura di trovarsi.
Passerà il tempo, l’amore rabbioso, la frenesia degli anni, la sete di vino, l’ora di dormire, un’altra tempesta ed un’altra ancora. Getterò ancora la rete, vi troverò il solito pesce che non saprà ancora respirare, avrò ancora voglia di condividere un polmone. Guarderò le mie mani, loro avranno quarant’anni e io sarò ancora Carolina. Fioriranno voglie nuove, forse mature, meno rampanti. Leggerò nuovi libri, ascolterò nuova musica, parlerò ad altri occhi. Gli eventi si susseguiranno, perché così è stato prima di me e così sarà, mi malgrado. Crederò di essere cambiata, urlerò contro i miei errori, infilerò nuove scarpe da corsa, maledirò i miei azzardi, gioirò dei miei traguardi, sorriderò del tempo passato, saluterò l’amore passato. Trastullerò progetti sempre troppo ambiziosi, avrò un figlio, una macchina sicura mi trasporterà verso una nuova casa.
Avrò cose nuove da indossare.
Vivrò novamente amori a rischio infarto.
Mangerò nuovi cibi dal sapore solo sognato.
Ogni compleanno è una candela, ogni ruga è un sorriso a cuore aperto, ogni capello bianco una preoccupazione lancinante. Attendo buone nuove, con le braccia tese e protese, con la testa alta ed eretta, con la schiena spezzata, e la rete ancora in acqua.
Carolina.