di lunedì mattina prima del natale non ce ne sono un’infinità, non come i tiepidi capisettimana di marzo, gli infausti di settembre, i tormentati di luglio.
di lunedì mattina prima di natale ce ne è uno solo. le strade sfitte di macchine e persone, le rotonde sembrano più morbide se nessuno ti impone il passo.
allora succede che fai inspiegabilmente presto ad arrivare in ufficio, ti fermi a prendere un caffè per il piacere di berlo, scivoli sui tacchi tra le scale e scalette.
allora succede che appoggi il culo sulla sedia di fronte alla scrivania, i jeans che fino ad un po’ di tempo fa erano strettissimi ti consentono di sederti comodamente, ti scappa un respiro che pesa 21 grammi. ma succede pure che non muori.
lascio che la mia mano pettini i miei ricci ancora bagnati dalla doccia, che i tre gradi centigradi impigliati nelle punte si mescolino alla corrente caldissima dei termosifoni.
i 21 grammi sono i miei, mai come adesso li voglio e rivoglio. respiro di nuovo e penso che il più bel regalo di natale me lo sono fatta da sola, che già l’ho aperto e ho una gran voglia di usarlo.
c’è un silenzio inverosimile questa mattina a studio, non suona il telefono, non vomita il fax, non galoppano i tacchi della mia dominus, non frusciano le gonne della mia collega. silenzio di studio.
intravedo la mia faccia sul monitor del computer ancora spento. niente trucco, se non una malconcia riga nera nella parte inferiore dell’occhio. niente trucchi, se non una malcelatissima serenità.
perfetta, per quanto io possa esserlo.
hanno ragione quelli che per navigare usano una sola stella di riferimento. ecco quello che penso mentre aspetto la prossima bufera.