on air patty smith

2011/01/25

c’è un gioco tra noi due. tra me e l’usciere della procura.
l’ho visto per la prima volta tre anni fa e stentavo a credere che potesse fare solo l’usciere. ha la faccia, i modi di fare e la voce di un sergente, stile film americano in cui recita tom hanks. uno in quel modo può fare solo il sergente in un film americano. e invece, in un capoluogo di provincia italiana fa l’usciere che, nel microfono dismesso di una vecchia rock star, dice: “cassellario giudiziario” “ricezione atti” “dibattimento”. a necessità, ovvero se qualcuno gli paventa l’ipotesi di doversi recare ai piani alti: “segreteria del/della dott./dottoressa”. se ne sta dietro a quel cazzo di vetro, accende quel cazzo di megafono se deve dire una delle sue quattro frasi e, ti fissa come se si domandasse che cazzo fai quando non gli sei parata davanti. in due anni gli ho dato l’opportunità di farsi e rivedersi tutti i film che voleva, con me protagonista ovviamente.
come?
ha ascoltato intere mie telefonate, mi ha vista leggere (quando vado in procura mi porto sempre un libro da leggere visto che la fila potrebbe durare anche ore), ha atteso di vedermi mettere via le cuffie dell’ipod per passare sotto al metal detector.
ma, come dicevo, tra noi due c’è, o meglio, c’era un gioco.
il primo anno di pratica legale, stante lo studio nel quale conseguivo il diploma in “schiava volontaria”, ero solita recarmi in procura, soventemente. allora, dal tabellone apprendevo che mancava solo un numero prima che io venissi chiamata ero solita alzarmi e impalarmi di fronte alla porta antipanico. tra me e la porta antipanico c’era solo un metro, tre scalini e le colonne del metal detector (ovviamente sprovviste di capitello corinzio. tra il dorico, ionico e corinzio io preferisco quest’ultimo). allora, con me parata davanti alla porta antipanico e al mio sguardo votato al tabellone luminoso, il sergente de noaltri rimaneva completamente silenzioso, anche per mezze ore intere.
come?
mi faceva rimanere imbecille, da vera matricola dei praticanti, ad aspettare di essere toccata dal dono dell’avanzamento verso la cancelleria. il bastardo mi ha fatto perdere mezze ore intere di lettura, di telefonate e musica. il bastardo mi ha fatto rimanere mezze ore intere impettita come un bersagliere di fronte all’ultimo dei ministri. il bastardo mi ha fatto domandare mille e più volte “quanto cazzo aspetti a chiamarmi?”.
ma il bastardo è solo un usciere. un usciere della procura (lavoratore dipendente statale pagato con accredito in conto corrente ogni mese) non ha bisogno di correre più veloce di una praticante (volevo fare la parodia della gazzella e del leone ma mi sono mezza pentita quindi l’accenno e non la finisco).
morale: due anni di pratica e l’ho doppiato.
come?
con un fantastico istituto di diritto civile: la confusione!
quando vado in procura il mio primo impegno professionale è confonderlo. mi avvicino al nastro elimina-code, con la massima indifferenza (che ostento per puro tuziorismo difensivo) prendendo il biglietto e lo guardo come se fosse un vecchio scontrino. ovviamente sto ben attenta a non farglielo leggere che numero c’è scritto. non gli do peso, in poche parole. prendo spunto dal proverbio che dice “con un occhio friggi e con l’altro guarda il gatto” e, guardinga, butto l’occhio al tabellone luminoso. da ora comincia il count down. ad ogni “tiritì” e contestuale “ricezione atti” conto mentalmente la progressione numerica.
le prime volte rimaneva confuso, confuso veramente lo posso giurare (tanto di caro non ho nulla, compero ogni vestito alla bancarella dell’usato). dopo sei mesi di questo giochetto però la gazzella ha ricominciato a correre. sono due volte che come prendo il numero, quasi a dimostrazione che sa dire anche un’altra frase, mi domanda “che numero ha lei?”. inutile fare la gnorri, inutile far finta di aver un concerto metal nelle cuffie o il presidente della repubblica che mi elogia dalla cornetta del telefono. lui vuole me!
ma non me ‘nculi caro usciere. “faccio anticamera ad una collega” oppure “ho preso il numero per la ricezione atti ma devo andare al dibattimento”. comunque, la mia preferita è “devo portare solo la marca da bollo” come se avessi in mano il fungo dell’invincibilità di super mario bross.
considerazione finale al memento fino ad ora redatto.
se nasci usciere non muori praticante.
se nasci praticante cerca di non morire usciere.

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