http://www.youtube.com/watch?v=rqj2thjCYag

2010/10/28

la formula di rito “prometto di amarti e onorarti per tutta la vita” è il confine tra menzogna e minaccia.
un palco dove c’è tutto, anche le comparse.
al circo la famiglia va tutta unita, dunque, ben vengano i figli in udienza. chiamati a suggellare l’amore prima, tenuti a suggellarne la fine poi.
il tentativo di conciliazione, come da prassi “obbligatorio” allo stato (in)civile è sempre negativo, come il bilancio di fine rapporto.
la danza della forma: escano tutti e rimanga chi ha promosso il giudizio (perchè ormai è un giudizio) per, successivamente, cedere il passo al resistente che piange tutte le lacrime come la vedova scalza di Niffoi.
drin drin, la campanella che impone ai soldatini di ricomporre le righe assomiglia a quella che suona la fine della ricreazione, le liti (bagattellari sul rito che a questo punto è l’unica cosa rimasta da celebrare) lasciate fuori come il pallone che tanto fa divertire i ragazzini nel break di metà mattina.
la cancelliera, stretta nella gonna grigia e larga nella calligrafia della quinta udienza giornaliera.
la scrivania ordinata di Ponzio Pilato che trasforma l’istruttore in fariseo.
il testo dell’ordinanza che recita “autorizza i coniugi a vivere separati” mi toglie il respiro. le parole del presidente si fanno lontane da me come lontano è l’assegno dal mantenimento.
mi si para davanti la rottura, l’ipocrisia di quanto detto anni prima, il vuoto che lascia chi parte e le lacrime di chi vorrebbe il ricorrente rimanere.
“entro e non oltre il cinque di ogni mese”, ci si omologa alle condizioni che sono la medicina alla patologia dell’amore, pompano benessere a un vegetale che doverosamente si tiene in vita.
a parere di chi scrive l’udienza è tolta ma il dolore tutto composto.
la porta di apre e tutti dietro al feretro, a far la coda di una marsina impolverata da parole non necessarie, men che meno dovute.
ci vedo il paradosso del cane che si morde la coda, ci leggo l’imbarazzo di chi si pugnalerebbe invece di stringersi la mano, ci sento il profumo di una pietanza cucinata male e strozzata di fretta.
in fondo però tutta la pantomima ha un filo logico.
prometti l’utopia davanti all’invisibile, giuri gli avanzi davanti ad un uomo.
il benessere genera mostri, piccoli mostri, così piccoli che a volte è difficile notarli.

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