modifica articolo

2010/03/12

quando un’abitudine si scontra con un’altra la maggior parte delle volte si prende la borsa delle collane e si esce dall’uscio strappando il chiavistello. l’itraprendenza sposta la filosofia, l’ago della maledetta bilancia punta dritto al disagio dell’altezza. allora inventi quello che tutti hanno già inventato, torni con il pensiero ad un passo che inciampa nella linea verde, ammacchi la mela che sbatti furiosamente contro la fortezza che hai più volte vinto. la questione della qualità brucia ad onde elevate, la palla arancione si colora, così di botto che ti ritrovi multata senza accorgertene. come se il portiere potesse invocare l’annullamento del gol per il solo fatto di non aver capito la traiettoria. eletta una via manda qualcun altro a morirci. prima di preoccuparmi seriamente per la mia generazione finisco di contorcermi per l’epilogo della civiltà dei babilonesi.

non so se sono più mora o più riccia, se l’insalata mi piace con o senza aceto, se il pensiero sia prodromico alla cura o viceversa, se la neve sia angoliera o il comò assomigli alla pioggià, se domani cambierò idea o nemmeno mi ricorderò di ieri, se il capriccio sia un morso o la prospettiva una visuale, se le persone cambiano o crescono, se la corte costituzionale sia più influente della cassazione, se sa che so o lo nasconde, se rispondere ad un telefono o ad un treno, se dire che lo volevo o che l’ho voluto, se smettere di fumare o rinunciare ai polmoni, se è peggio il gin o il lemon, se la confusione ha un ordine o lo spazio è intangibile, se l’uomo è stato sulla luna o giove girava da quelle parti, se fermarne uno o scrollarli di dosso, se il gelato sia il dolce dell’estate o l’amaro dell’inverno, se convenga leggere le etichette o prediligere i colori, se un sabato sera vale una domenica mattina, se la scala di priorità ha un suo piolo o la chiocciola gira intorno all’ascesa, se mia sorella ha un quaderno di sue poesie perchè le piace leggerle o scriverle, se gli eventi atmosferici di oggi volevano farmi ridere o riconciliare…

lo scalcio come fosse la coperta che porta più caldo di quello che cerco, ne fiuto l’odore come mi mancasse l’aria dentro un barattolo di acqua.
il pensiero del pensiero. il pensiero della cura. il pensiero nel bisogno.
dico bene quando le lacrime dagli occhi cadono, “soffro per due, tu solo per te”, la maternità della scelta diventa parricidio dell’evoluzione, povero Pirandello, c’avrebbe sguazzato con la nenia sulla dicotomia nella mia vita. Per il resto del mondo che si pone il problema sembrano solo sei camicie in meno, per i nostri quattro occhi sono il ridisegnamento di tutta una vita. Dopo che un terremoto si manifesta ci sono persone che hanno brama di sapere la potenza del sisma, altre che si limitano a fare il conto dei danni.

nai-v.e

2010/03/02

logorroica seppure nel tracciato che ho delimitato, i paletti piantati hanno messo le radici, il tubero della passione, la corsa con la schiuma alla bocca, le parole essiccate, il sole di marzo, le stagioni non sono divisibili, la separazione delle colpe, i miei primi trenta minuti a trotto, il rimorso del senno, poi anche no, l’altro punto di esclamazione, la domanda che ti faccio, quello che posso, la catena che non afferri, la conseguenza che non capisci, la maturità che anelano, il cappello che lancio, lo sguardo che mi fa compiacente, la frana che frana, l’ossimoro che leggi, la sensazione che provi, rewind e american pie non la canta miss Ciccone, quello che trovo nella mano, la mosca che scappa, la destra e la gamba, me dopo la furia, i chili che vanno, Carolina che torna, l’abbraccio davanti alla toppa, nel senso delle pezze, the music time, la bottiglia ancora piena, i quadri di Riccardo, le staffe non penzolano dalla sella, volli volli contro il respiro volli, la punta dei tacchi, la spina nel dito, il giorno buono, come fosse casa, fosse come casa, casa fosse come…