Nostro Signore è uno e nessuno l’ha più incontrato da duemila anni

2009/10/31

Mi sono iscritta ad una facoltà.
Come succede a tanti.
Ho sempre detto che la convinzione che mi ha spinto a farlo sia stata imposta dall’esigenza di giustizia che, mi accompagna in molte delle cose che faccio. Perchè la giustizia è un valore assoluto e mi oppongo con convinzione a chiunque dice o sostiene che sia relativo. Relativo può essere il giudicato, relativa può essere la soluzione pratica che esce dalle ultime pagine della sentenza, relativa è la visione politica che muove la mano di chi scrive le regole del gioco. Ma rimango ferma nel pensiero che l’uomo ha un minimo comune denominatore che lo unisce agli altri. Tutti gli uomini mangiano, chi più e chi meno. Tutti gli uomini hanno una rappresentazione di fronte alla quale si sentono concordi nel pensarla e leggera come essi la vedono. Sfido io ad incontrare qualcuno che vorrebbe sovvertire il principio “chi sbaglia paga”.

Ho cominciato la facoltà con i sogni, proseguita con gli esami e finita con fatica. Poi i sacrifici, che ieri erano sopportabili e oggi mi sembrano il giusto prezzo alla croce che ho deciso di portare.

Ho abbandonato, forse precocemente per la mia età, le litigate furibonde nei banchi della scuola o nelle aule dell’università. Mi sono misurata con chi non alzando la voce, ma anzi parlando a modulazione bassa, riesce a suscitare dapprima interesse per quello che dice e solo poi voglia di rifletterci sopra. La bravura non è nel far cambiare le idee, piuttosto è nel mostrare la debolezza che non vorresti soffrire e dimostrare i rimedi che la suppliscono. Ma io non sono ancora brava, le esercitazioni di stile non mi competono, non ho deciso di scrivere manuali su istituti o fattispecie ma stancare la pratica con realtà che superano sempre la fantasia.

Non solo chi sbaglia deve pagare ma, mai sia che chi è stato offeso debba anche camminare a testa bassa.

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3 Risposte to “Nostro Signore è uno e nessuno l’ha più incontrato da duemila anni”

  1. Il signore, sempre ammesso che ci sia, lavora alle risorse umane di una qualche agenzia interinale

  2. sono nato 76 anni or sono. sono stato figlio della lupa,poi balilla, sono stato bombardato, ho mangiato il pane con la segatura, ho vissuto l’umiliazione dei soldati
    americani che buttavano dai carrarmati le cioccolata e le
    sigarette ai vinti, mi sono fatto un mazzo così e pensavo che il mondo sarebbe migliorato grazie all’intellighentia!
    Quante belle illusioni.Quattro figli tutti imboscati con le loro lauree in attesa dell’eredità. Che bella fine ho fatto. Era ” meglio morire da piccoli “

  3. modestino said

    eppur mi sembra di riconoscere lo stile!!

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