Stampatello è il mio, il corsivo il suo.

Stasera mia sorella mi è passata a prendere alle otto e mezza per andare a cena insieme. L’idea mi era parsa bella e avevo accettato di buon grado. Arrivata, convenevoli, battute, orecchini a cerchio, impavide e baldanzose. Avevamo un paio di ore e doveva entrarci tutto: viaggio di andata e ritorno, cena, chiacchiere, consulto, caffè e sigaretta (la sua, io ho promesso che fino al prossimo concerto degli auslander non fumo più). Meta forzata: una vicina sagra paesana.

Provo alle undici e non delude le aspettative: telefono spento. Rincara la dose lei: una passate, pianto annesso mio, risata bucolica la sua. Passo alle otto e trenta, credo di interrompere qualcosa, irrompo semplicemente. Vada per la sagra paesana, le decadi oramai ce l’abbiamo nel sangue, siamo pronte a tutto. Ma lei è impuntata come un somaro che non vuole andare al Palio, mi costringe ad un altro ridente anfratto umbro.

Vi hanno fatto credere che Cristo si è fermato a Eboli. Cazzate. Si è fermato lì, in loco. Ha poggiato la croce e ha deciso: lì dove una volta c’era una sterpa propria della savana sorgerà un pratino verde. Lì dove si mettevano le macchine degli avventori dell’arci sorgerà il gazebo delle ordinazioni, lì dove c’era il pozzo e giocavamo al gioco della bottiglia siederanno due uomini che romperanno le palle a Carolina.

Vuole andare di citazioni. Accetto la sfida. Come vuole la Ginzburg, porto in dono il mio carico di nevrosi al dottor B. Solo che lei non è pagata per ascotarmi e con una scusa melensa si fa offrire la cena. Voglio essere brutale come lo è stato il caso. La scelta della location dettata dalla poca voglia di incontrare vecchi aguzzini ci si è ritorta addosso, ci siamo scontrati con gli ultimi esemplari di homo erectus che un tempo ci parevano bronzi del faro.

Che in quel paese verosimilmente non avremmo potuto incontrare l’ultimo dei moicani o Trent Reznor era fin troppo chiaro. Ci stava. Ma Cristian P. all’ingresso era troppo. Una palla gommosa con una pancia talmente grossa che la 24 ore che portava come marsupio scompariva. Dietro di lui Pinocchio Simone N. L’ho visto e mi son detta sarà ancora tirchio come quando non offriva un sorso di esta thè manco morto? Cattiva Barbara, le persone crescendo cambiano. Sarà sicuramente migliorato (vedi finale). Alla mia sinistra il mio vecchio amore dj Gabriele P., punito dal destino che gli ha assegnato quel fratello (ex di mia sorella con una spiccata coerenza nei gusti: lo lasciammo con lo z3 e lo ritroviamo con la marea), una moglie hippie (che gli fa mangiare solo cibi che hanno avuto al massimo due trasformazioni alimentari) e dei capelli con un’attaccatura libica. Stava davanti al gazebo succitato: pareva Gheddafi davanti alla tenda beduina.

Mentre la vedo scrivere faccio questo pensiero: una donna costretta in un ambiente spesso confonde il meno peggio con l’amore. Noi non abbiamo fatto eccezione nelle estati dell’adolescenza. Superata l’empasse del “che cazzo ci diceva la testa” la buttiamo sul lato comico. Impietose e imperterrite cerchiamo la ragionevole conferma ai nostri cattivi discorsi, che non tarda ad arrivare quando si siede al nostro tavolo Cristian P. esordendo con “ho passato tempi peggiori, lo sapevi che la ragazza mi ha lasciato la mattina che ci avevano montato il camino tre mesi prima del matrimonio?”

Il racconto era accorato, depressioni, malesseri, notti insonni, lei che cade nell’alcolismo e alla fine una luce irradia i suoi occhi nel momento in cui spiega come ne è uscito…. con la nobile arte del viaggiare. Sì, vacanze! Bello bello bello. Dove? In brasile. Ambè. Mentre ridevo tanto da creparmi la pelle si materializza davanti a me Buffon Gaetano P. E mo son cazzi, mi dico. Il tipo indossava pantaloncini boxeur bianchi e maglietta del Festival di Woodstock. Ossignore. Ad averci avuto la maglietta dello Sziget ce la giocavamo. Era lì con tutta la famiglia, compagna e figlie, fratello, cognata, nipoti, madre e padre. Il padre si aggirava per la gente con la radio in mano per ascoltare le partite. Ma passi lui, passi la radio, ma l’antenna della radio allungata tutto l’allungabile gli conferiva il fascino del protagonista del video Nuvole rapide. Ve lo giuro.

Non saprei se definire quanto sto per scrivere errata­­corrige o precisazioni necessarie e indefettibili. Comunque. Di lei sapevano assolutamente tutto, erano rimasti indietro solo sul fatto che ora urina ben 7 volte al giorno e non più 6. Di me avevano perso un po’ le tracce. Quando comunico che mi sono appena lasciata dal mio decennale fidanzamento Cristian P. mi stringe la mano come la Madonna al Cristo morente e mi consiglia di viaggiare. Nel frattempo si avvicina il povero Gae, non resiste al cuore e comincia a fare il coglione. Barbara gli dice che eravamo calati in un discorso pregno di afflato. Lui non capisce l’aggettivazione e mi dice che non avrei dovuto lasciarlo se mi tradiva perchè oggi il 99% delle persone tradiscono e dunque non è più un discrimine. Arriva il dolce a provvigione, cannolo siciliano io e crostata di frutta lei. Il cannolo di siciliano aveva solo l’ambizione, la crostata di frutta fresca pure.

Stavamo per abbandonare il convivio quando si avvicina il signor Nuvole rapide. Dopo i convenevoli, fatti a tutto volume della sua radio, recita il suo discorsone “M’è toccato de smette de gi a caccia che me moriva de smaniosi n’cane ogni du anni e m’ero rotto i coglioni de trovamme sempre dappiedi alla santa croce. L’sè c’ho fatto, ho detto basta e gl’ho ardato la licenza. Poi dalla questura m’onno archiamato pel porto d’armi che eva scaduto, s’ò gito a fa la visita ma l’certificato n’giva bene come l’evon fatto e siccome n’volevo fa n’altra visita gl’ho detto arpijate tutto e n’voglio sapenne niente”. Credevo di aver visto tutto per questa sera ma un’atroce scoperta mi aspettava dietro all’angolo. Il karaoke locale. Ingurgito la pillola e ci incamminiamo sulla strada del ritorno.

Simone N. vive nella villa di Dallas de noaltri e fa il bagno nel deposito di Paperon de Paperoni. Evidentemente tutto ciò non è un deterrente alla sua spiccata tirchiaggine. Racconta di aver visto mia sorella in inverno alla Virgin, palestra che lui frequenta assiduamente senza miglioramenti visibili ad occhio femminile umano. Colmo dei colmi, ha sospeso l’abbonamento per il mese di agosto perchè non voleva perdere nemmeno una parte della quota… però si allontana a bordo del Mercedes più grande ed alto che io abbia mai visto tanto che sono portata a credere che per guidare quella macchina il coglione abbia dovuto prendere la patente C.

Bella Carolì, o Ba direi che non è andata male. Sono le due di notte e stiamo ridendo. E son bei momenti.

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out of mine

2009/08/30

lacrime amare le mie. noiose e impazienti. quante cose si lega a se la fine di una storia di coppia?

millionaire

2009/08/18

non posso dire che questa estate non me la ricorderò, questo non lo potrò certo dire.
ho cambiato casa, ho cambiato status, ho cambiato studio legale, ho cambiato operatore mobile, ho cambiato due moto, ho cambiato sigarette, ho cambiato modo di discettare.
decisamente mi perplimo di meno, decisamente mi stupisco di più.
un ex fidanzato eccellente nella parte, una famiglia degna di tale nome, una vita solitaria finalmente.
stasera sento il silenzio tanto atteso.
sento la pulizia dopo tanta polvere, il sereno dopo le nuvole che hanno lavorato a dovere, sento che la centrifuga della lavatrice si è fermata: è ora di stendere i panni e scoprire di che colore ho macchiato il mio bucato.
guardo il cestello, un mucchio di panni.
guardo i fili sui quali dovrò stendere tutto il mio lavare. il sole di agosto mi fa ben sperare: si asciugheranno presto.
ho messo a tacere i miei dissidi con gli altri, ho messo rancore nelle parole di addio alla mia più lunga storia d’amore, ho messo pazienza nella concentrazione, ho messo punti uno dietro all’altro nel nuovo guardaroba, ho messo su peso corporeo che se ne andrà con i primi giorni di lavoro, ho messo i piedi per terra e col cazzo che li smuovo.
venite avanti, vi aspetto.