tutto relativo e io sono io.
tutto è la parola del momento, definisce e incorpora a dovere.
come se non fosse necessario dettagliare, di certo è inutile quantificare ma, con estrema lucidità, è buona cura amplificare.
almeno non si rimane sprovvisti di buone facce da fare di fronte all’imponderabile che, nella vita di alcuni, ritualmente compare.
tutto senza.
il martini e la vodka senza ghiaccio, il silenzio senza parole, la cattiveria senza giustificazioni, il letto senza lenzuola, i piedi senza scarpe, l’amore senza motivo, il giorno senza la notte, il pranzo senza cibo, il cimitero senza morti, la 241/90 senza l’art. 21 octies, le sigarette senza pacchetto.
l’arte di san francesco.
credeva che ad andare in giro spogliato avrebbe trovato solo gente attonita.
stavolta l’ho fregato.
l’armadio senza vestiti, il frigo senza cibo, il conto senza soldi, la laurea senza il lavoro.

io penso positivo

2009/07/15

non me ne frega un benemerito cazzo di niente

da e coglie

2009/07/01

discettando sulle categorie nelle quali, per esclusione, non avrei voluto far incorrere l’episodio, mi sono sentita rispondere che, non tutto deve essere definito. stupore, in altre occasioni mi sarei incazzata, questa volta mi sono commossa. perchè ci si compiace anche a sentire verità che, non fanno piacere, non stereotipizzano nulla, lasciano possibile l’intentato. piccolo godimento personale in un giornata frustrata dall’aria da primo della classe. come se amare facesse rima al diritto di scalzare la professoressa al solo scopo di ripetere una lezione ben imparata. come se intravedere la diversità desse il diritto di scegliere, tramite giustizia divina, per gli altri e per il loro bene.