dieci e sono morta, due e sono rinata

2009/06/27

è andata così, stesso giorno, pochi metri di distanza, tanti anni in mezzo. e chi lo stabilisce come sono messi i piatti su questa bilancia immaginaria. la logica comune, il comune sentire, il sentire degli altri.
è andata così. e così va.
io sola in una vita difficile e il momento non significa che la crisi sia passeggera. no davvero, non lo è. non è lei che si siede nel posto di destra, non è lei che chiede se può abbassare il finestrino o se può spegnere la radio. la crisi è l’autista di questo veicolo che svolta, tira dritto, si ferma e riparte. lei per me, per lui, per gli altri. lei come me.
è andata così. come sapevo un anno fa, come sapevo cinque anni fa. come avevo previsto. i coglioni non girano mai soli, tuttalpiù in coppia.
prima il diploma, poi la laurea, poi la pratica. tutto poi e il secondo piano diventa il mio, anche nei rimproveri degli altri.
è andata così. mi trovo in una casa non mia, striscio carte di credito non mie, lavo vestiti non miei, sogno una vita non mia. niente è mio e niente vorrei. ma nulla mi sfugge dalle mani, nulla esce dalla mia brama di averlo avuto almeno per un secondo.
non ho idea di come succedono le situazioni nelle vite degli altri, forse per questo mi sembrano successioni semplici, coerenti e contestuali. niente sbattimenti, niente problemi, nessun granello che si ingigantisce fino all’everest.
è andata così. parole dette senza pensare ad altro che a farle affondare, santificazioni di padreterni violenti, condivisioni senza rete, amicizie che mai saranno tali, biglietti aerei senza ritorno, sogni senza fine, i quindici anni che mi sono rimasti come un rantolo nella gola. Ho vissuto al modo utopico di Woody Allen.
è andata così. con le unghie smangiucchiate, con le cicatrici che ormai rimarginate presto andranno riaperte, con gli occhi che hanno preso l’abitudine di divagare l’uno dall’altro.
così è andata, così andrà per i prossimi dieci.
cazzo, alla fine ce l’hanno fatta a passare, ho immaginato questo giorno per tutti quelli che ho vissuto fino ad oggi.
ho immaginato ogni momento del risveglio di questo giorno, ogni tratto di lancetta, ogni parola che come al solito non sarebbe mai stata detta. l’ho immaginato da subito, davanti al telefono di plastica rossa e plexigas trasparente, di fronte alla porta della terapia intensiva della mia precoce sveglia, vicino al marmo bianco che ci divideva, divide e dividerà.
l’ho immaginato in milioni e stramiliardi di modi che non ho mai avuto tempo di viverlo. passa anche oggi, domani arriverà comunque e, finalmente, io non avrò che da ricordarlo questo giorno.

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