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2008/12/16

L’ultimo problema dell’anno che attanaglia la mia infinita imperturbabilità è l’odio che si autoalimenta durante la vita quotidiana e i pensieri liberi.

Al vertice di questa salda piramide pongo il prossimo. Io odio il prossimo. Il collega, il conoscente, il vicino di casa, il precario. Il prossimo chiunque egli sia. Non credo più nelle guance e alla tolleranza. Il prossimo è napoletano dentro, pensa ad incularti e basta.

Immediatamente sotto, ma solo perchè il vertice è concepito come indivisibile, pongo il lavoro in azienda. Io odio il lavoro subordinato, lo svegliarmi con la consapevolezza che dovrò passare nove o anche più ore dentro allo stesso posto di lavoro/scrivania e per recarmici sarò costretta due ore in macchina.

Al terzo posto, perchè sono una “maschilista di merda” io odio le donne. Le donne sono la forma più infida del prossimo quale categoria generale. Che siano belle o brutte, scopino o meno, professionalmente appagate o casalinghe disperate, mamme o fidanzate, magre o grasse, intelligenti o stupide, curate o sciatte, sane o malate. Io odio le donne. Quando guidano, amano, rimangono incinte, sorridono, tacciono o pensano. Hanno la capacità di fare tutto ciò di cui sono capaci con l’idea di essere le uniche depositarie della scienza che le muove.

Appena fuori dal podio consegno il quarto posto alle tradizioni e feste in generale. Io odio il Natele, l’ultimo dell’anno, la festa della Madonna, la liberazione, i compleanni, il 2 giugno, il tre febbraio, la Pasqua (anche se c’è scappato il morto), ferragosto e chi più ne ha più ne metta. L’unica festa saggia è l’Epifania perchè tutte le feste si porta via.

Quinto posto per la falsa modestia. Tutto di diritto il posto concessole e tutta da immaginare nelle sue ambientazioni più svariate o nei suoi modus agendi più sconfinati.

Posto numero sei: i vecchi che cercano di saltare la fila. Quelli che si approfittano dei capelli bianchi, le rughe evidenti, il Parkinson agli albori e con il bastone si trascinano verso la meta facendo finta di non aver capito che si doveva prendere il numerino.

Numero fortunato, al settimo posto inserisco i vecchi che fanno la fila. Questi infatti riesco ad odiarli non a priori ma solo quando stanno attaccati al numero tagliacoda come un francobollo alla cartolina. Io odio i vecchi che fanno la fila perchè pur non avendo un cazzo da fare e nessuno che li aspetta a casa non ti fanno passare nemmeno se li implori.

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Al …. posto ci metto bel belli quelli che amano Obama. Le scelte aprioristiche mi infastidiscono. Sono segno di poca razionalità. Non si può amare una persona dalle promesse che fa o dal colore della pelle che il Buon Dio gli ha dato. Fatti non pugnette signor Presidente.

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Al posto numero …

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L’ ultimo posto della piramide, e solo perchè qualcuno deve pur chiudere la carovana, lo coprono le scarpe con il mezzo tacco. Tre centimetri non cambiano la vita a nessuno. Ne ad un uomo ne ad una donna, figuriamoci ad un paio di scarpe.

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