se ci sei batti un colpo… anzi lascia stare me la cavo da sola, forza dell’abitudine, inerzia di colpo, morra cinese sui banchi di scuola, carne cruda macerata nel limone, le scalette di piazza san marco, pezzi di scooter ovunque, che Dio salvi la regina e se non gli è di troppo disturbo anche noi, lui che russa e dice di non esserne capace, la voglia di buttare il cellulare nel Tevere, il tipo che mi precedeva stasera alla cassa di Panorama ha pagato con una banconota da 500 Euro, io non ho pensato niente, cantiere non rimosso e asfalto da stendere, se lo avessi saputo prima, lo sapevo già, ecchettelodicoaffare, se non hai mai guidato una Moto Guzzi non sei nessuno, pezzi grossi, cazzi tuoi, piacere mio, leggerezza così la chiamano, trincee ovunque, domani scrivo il mio primo parere, da grande volevo fare l’astronauta ma visto che mi piacciono le sfide mi sono iscritta a scienze politiche, in Cina sono comunisti per forza maggiore, i più grandi ingegneri sono indiani, la legge dei grandi numeri, shuffle, flaf, quanto sei alta?, si vede, allora perchè cazzo me lo hai domandato, se rinasco mi faccio chiamare dogma almeno non mi devo dimostrare, un due tre stella, se ritorno dentro alla pancia di mamma mi strozzo con il cordone ombelicale, famosi nostro malgrado, è tutta una questione di nervi secondo me anche di spermatozoi, dai muovimi il sole, palle di vetro piene di neve, all the best, mi ricordo tutto ma tutto veramente, ho perso qualche passaggio, non sono mai stata una velocista, ai miei nipoti, holding personale, domani sono dolori, oggi che erano?, consigli a denti stretti, non era un consiglio, visioni sulla vita, siamo tutti Bernadette, Bernadette è una di noi, chi lavò le tuniche di Gesù in croce?, la Madonna di Fatica, detto questo, ciò posto, peraltro, gli ultimi tre botti per chiudere.

baM
le persone belle viaggiano sole, anche quando dividono il vagone

bAM
il malessere con il malessere, la noia con la noia,
il disagio con il
disagio, la tristezza con la tristezza, la cattiveria con la
cattiveria

BAM
è troppo commerciale comportarsi così

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Finalmente pranziamo insieme. Me ne sono resa conto adesso che gl’ho mandato un sms con scritto “torni per pranzo?” Anche se non ci parliamo, ci guardiamo da lontano e in mezzo a persone che non sanno niente di noi. Sembriamo quelli di “lo famo strano” mentre tentano un gioco erotico al ristorante.

pro veritate

2008/12/17

denti lavati, cuscini francesi tolti, luce spenta.

io “qual’è la tua ultima preghiera la sera prima di dormire”

Lui “di migliorare ogni giorno”

io “è una preghiera del cazzo, ecco perchè Gesù non ti esaudisce”

Lui “ci mettiamo a seggiolina??”

2536

2008/12/16

L’ultimo problema dell’anno che attanaglia la mia infinita imperturbabilità è l’odio che si autoalimenta durante la vita quotidiana e i pensieri liberi.

Al vertice di questa salda piramide pongo il prossimo. Io odio il prossimo. Il collega, il conoscente, il vicino di casa, il precario. Il prossimo chiunque egli sia. Non credo più nelle guance e alla tolleranza. Il prossimo è napoletano dentro, pensa ad incularti e basta.

Immediatamente sotto, ma solo perchè il vertice è concepito come indivisibile, pongo il lavoro in azienda. Io odio il lavoro subordinato, lo svegliarmi con la consapevolezza che dovrò passare nove o anche più ore dentro allo stesso posto di lavoro/scrivania e per recarmici sarò costretta due ore in macchina.

Al terzo posto, perchè sono una “maschilista di merda” io odio le donne. Le donne sono la forma più infida del prossimo quale categoria generale. Che siano belle o brutte, scopino o meno, professionalmente appagate o casalinghe disperate, mamme o fidanzate, magre o grasse, intelligenti o stupide, curate o sciatte, sane o malate. Io odio le donne. Quando guidano, amano, rimangono incinte, sorridono, tacciono o pensano. Hanno la capacità di fare tutto ciò di cui sono capaci con l’idea di essere le uniche depositarie della scienza che le muove.

Appena fuori dal podio consegno il quarto posto alle tradizioni e feste in generale. Io odio il Natele, l’ultimo dell’anno, la festa della Madonna, la liberazione, i compleanni, il 2 giugno, il tre febbraio, la Pasqua (anche se c’è scappato il morto), ferragosto e chi più ne ha più ne metta. L’unica festa saggia è l’Epifania perchè tutte le feste si porta via.

Quinto posto per la falsa modestia. Tutto di diritto il posto concessole e tutta da immaginare nelle sue ambientazioni più svariate o nei suoi modus agendi più sconfinati.

Posto numero sei: i vecchi che cercano di saltare la fila. Quelli che si approfittano dei capelli bianchi, le rughe evidenti, il Parkinson agli albori e con il bastone si trascinano verso la meta facendo finta di non aver capito che si doveva prendere il numerino.

Numero fortunato, al settimo posto inserisco i vecchi che fanno la fila. Questi infatti riesco ad odiarli non a priori ma solo quando stanno attaccati al numero tagliacoda come un francobollo alla cartolina. Io odio i vecchi che fanno la fila perchè pur non avendo un cazzo da fare e nessuno che li aspetta a casa non ti fanno passare nemmeno se li implori.

….

….

Al …. posto ci metto bel belli quelli che amano Obama. Le scelte aprioristiche mi infastidiscono. Sono segno di poca razionalità. Non si può amare una persona dalle promesse che fa o dal colore della pelle che il Buon Dio gli ha dato. Fatti non pugnette signor Presidente.

….

….

Al posto numero …

….

L’ ultimo posto della piramide, e solo perchè qualcuno deve pur chiudere la carovana, lo coprono le scarpe con il mezzo tacco. Tre centimetri non cambiano la vita a nessuno. Ne ad un uomo ne ad una donna, figuriamoci ad un paio di scarpe.

we

2008/12/14

prima

poi

non mi sposo, se mi sposo lo invito al rinfresco, ci saranno le pizzette,il primo cinque a scuola, di nuovo, famiglia di fatto, meglio pensarci.

buon lunedì.

classifica dei modi di fare terroni che odio in azienda:
1) dire vabbuò;
2) girare la rotella del “blecberr”;
4) le hogan sotto i pantaloni eleganti.

Supercazzola

2008/12/09

Geograficamente è come se per andare a Milano, partendo da Perugia, fossi passata per Catania.

Culinarmente è come se, per fare il caffè fossi andata in Brasile a raccogliere i chicchi.

Letteralmente è come se, per studiare il latino avessi utilizzato la Stele di Rosetta.

Sessualmente è come se, per ricevere un po’ di coccole l’avessi trombato in questo mondo e nell’altro.

Orariamente è come se, per portare le lancette 5 minuti avanti le avessi spostate 11 ore e 55 minuti indietro.

Botanicamente è come se, invece di piantare una piantina avessi cominciato lo studio del seme.

Meccanicamente è come se, per cambiare un carburatore avessi smontanto la marmitta.

Praticamente, per scrivere un atto di citazione, l’ho presa talmente tanto larga che facevo prima a saltargli addosso.

anche me

2008/12/03

Il tempo calma tutti ed educa i sentimenti.

cose belle

2008/12/02

Peroro due strade.
Il diritto insopprimibile alla ricerca della felicità.
La conquista di un posto al mondo in cui non essere ospite bensì proprietaria.

TOMASIUS scrive:
che fai?
Carolina scrive:
comparsa conclusionale
TOMASIUS scrive:
ottimo
TOMASIUS scrive:
il mio atto preferito
Carolina scrive:
davvero???
TOMASIUS scrive:
si
TOMASIUS scrive:
secondo me è il più importante
Carolina scrive:
trucchi per un’ottima comparsa conclusionale??
TOMASIUS scrive:
non essere pigri