Come sempre

2008/11/30

Ho i piedi completamente sfettucciati. Ho camminato tutto il we lungo un filo di rasoio pieno di olio e burro. I problemi di sempre, le superficialità di sempre, i personaggi di sempre. Come sempre. Poi lui e io. Il caos, i cinque minuti miei e la razionalità sua. Noi. Ci siamo tirati un bicchiere d’acqua dal quale bevevamo in due. Ho asciugato io. Abbiamo giocato a Risiko fino alle quattro e trenta della mattina in mezzo a persone che vedevano la normalità ma intuivano altro. Abbiamo fatto l’amore a modo mio e questa volta il risultato non è stato dei migliori. Andrà per quando lo faremo a modo nostro. Andrà ancora. C’è un magnete che non smette di funzionare. C’è uno stantuffo che funziona alla grande. Abbiamo dormito e spento i cellulari. Abbiamo litigato e io ho urlato. Mi ha chiesto di abbassare la voce. Il mio capriccio di essere capricciosa ha avuto la meglio e ho urlato più forte. Abbiamo parlato di noi. Lui di lui e io anche. Abbiamo fatto la doccia. Prima io e poi lui. Ho tagliato i miei capelli. Ora ho una frangia piena e le mani vuote. Lui dorme in un altro letto che è sempre nostro. Io sola come sempre. Mozziconi di sigarette. Avanzi del pranzo divisi a metà. Bottiglie sparse per la terrazza. Parole che non abbiamo detto ma a me è comunque sembrato di aver sentito. Io il perché non lo so. Lo odio e lo amo.

Miti

2008/11/28

Aspetto il carnevale a mani giunte.
Voglio travestire i motivi da scuse.
Voglio mangiare miele e leccare gli strufoli.

cazzate random

2008/11/28

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Mi sento fortunato

“(…) ma si rifiutava di ammazzare per denaro (forare il biglietto era l’espressione corrente), perchè significava automaticamente la pena capitale, e poi nessuno ti garantiva che il mandante fosse capace di tenere la bocca chiusa nel caso in cui quelli della polizia lo avessero affrontato a tu per tu in una certa stanzetta sul retro di un posto imprecisato, garantendogli che poteva tornarsene a casa se soltanto avesse confermato ciò di cui la polizia era già a conoscenza. Impossibile sapere quello che si arrivava a dire in quei casi. Ad alcuni l’omicidio rodeva il cervello come un tarlo. Volevano confessare. (…) Non che Diesel avesse paura della prigione, ma la camera a gas gli dava sui nervi. Era una scemenza, considerato il numero davvero esiguo di quelli che in realtà finivano nella camera a gas, definitiva. Diesel avrebbe commesso un omicidio, ma non si sarebbe mai fidato del fatto che un altro essere umano sapesse il suo segreto. (…) Diesel uscì dalla doccia e indossò biancheria pulita e un paio di pantaloni nuovi di lino. La vita era meravigliosa adesso. Cominciava a sbarazzarsi dei valori dell’orfanatrofio cattolico, del tribunale dei minori, del riformatorio e della prigione. Chiunque riuscisse a restare lontano dalla galera per tre anni di seguito poteva complimentarsi con se stesso, anche se si ritrovava senza un soldo in tasca, ma lui che era riuscito a comprarsi un’automobile nuova e una casa tutta sua si meritava un monumento. (…)”

E. Bunker, Cane mangia cane, 1996

La briglia

2008/11/24

“<<E’ gente che campa tranquilla e beata come se il mondo avesse il dovere di mantenerli.>> (…) Uno dei cassetti del comò è mezzo aperto e vado a chiuderlo. Nell’angolo in fondo del cassetto vedo la briglia che Holits aveva in mano quando è arrivato. Devono essersela scordata nella fretta. Ma forse no. Magari lui l’ha lasciata lì apposta. <<La briglia>>, dico. La tengo in alto accanto alla finestra e la guardo bene alla luce. Niente di particolare, è solo una vecchia briglia di cuoio scuro. Non è che me ne intenda tanto di briglie, io. Ma so che una parte si mette in bocca. Quella parte si chiama morso. E’ fatta d’acciaio. Le redini passano sopra la testa fino al punto in cui il cavaliere le tiene tra le dita, vicino al collo del cavallo. Il cavaliere tira le redini di qua o di là e il cavallo gira. E’ semplice. Il morso è freddo e pesante. Se si è costretti a portare un affare del genere in mezzo ai denti, mi sa che s’impara subito il principio. Quando lo si sente tirare, si capisce che è arrivato il momento. Si capisce che bisogna andare da qualche parte.”

R. Carver, Cattedrale, 1983

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

veduta

2008/11/17

Nessuno mi dice che lei è nello studio ma, vedo tutti stranamente eleganti e estremamente tesi. Io sono seduta alla mia scrivania, ignara. Poi sento la porta della biblioteca che si apre e senza nemmeno fare un logico collegamento capisco benissimo chi l’ha aperta e chi sta percorrendo il corridoio. L’accento inconfondibile lo riconosco mentre lei ha già svoltato l’angolo dietro al quale sono nascosta. Lei nemmeno mi vede. Io mi alzo e rimango inebetita davanti alla scrivania e di fronte al suo metro e settanta scarso. Solo gli altri mi guardano divertiti come se la Madonna avesse preso forma solo (per) e davanti a me.

ulcerica

2008/11/05

Non hanno fatto nemmeno in tempo ad eleggerlo che già era nero!

Perché siete piagnucolosi e rompipalle. Perché pensate che il male maggiore sia il vostro solo in base all’antico baluardo “mal comune mezzo gaudio”. M’avete scassato i coglioni voi e i vostri striscioni. Voi e i cortei, voi e gli assegni di ricerca, voi e il vostro sapere tutto. M’avete scassato i coglioni è un’espressione che tende a minimizzare il mio stato d’animo nei vostri confronti. I soldi n’ce son più cocchi. Non lo so se qualcuno se l’è magnati, se qualcuno li ha rubati o se li è semplicemente intascati. Siete esasperanti. Ma credete che solo voi dovete mangiare e pagare le bollette?