Presto ricorreranno i morti e io penso a mia nonna. Ma non perché non c’è più. No davvero. Mi torna in mente perchè era usanza pranzare da lei solo e solamente in quella occasione. Si mangiava tutti in sala da pranzo. Credo che io non abbia mai mangiato in una sala da pranzo oltre che in quella di mia nonna. Una stanza completamente staccata dalla cucina, nella quale c’erano solo oggetti che servivano a conviviare. Il tavolo, le sedie con le molle e il crine, lo specchio immenso nel quale si sarebbe specchiato chiunque e non solo un Narciso qualsiasi. Poi c’eravamo noi. Io, la mamma, il papà e mia sorella. Con gli anni si sono aggiunti gli amori miei e di mia sorella ma, mai nessun altro. Come una cerimonia privata nella quale la ritualità era fondamentale e sempre la stessa. I crostini di fegato, burro e pasta di alici, uova sode schiacciate. I ravioli ricotta e spinaci. Lo sformato di finocchi. La maionese, che ogni anno era sempre più difficile da montare con quel robot da cucina che veniva utilizzato in quell’unica volta all’anno. E i posti erano sempre quelli. Io a capotavola e papà vicino. Poi a correre mia sorella, dall’altra parte la mamma e la nonna, in posizione di vantaggio sulla porta. Quasi a voler dimostrare di essere indaffarata o intenta a non far bruciare qualcosa che mai avrebbe potuto dato che tutto era cotto da ore. A noi l’arduo compito di portare un vassoio di carta contenente quello schifoso dolce che a perugia si usa in questa occasione. A noi l’arduo compito di far finta che fosse la normalità e non l’eccezione essere lì. A me l’arduo compito di sapere che per tutti gli altri era l’eccezione. A me e solo per me era la normalità. Di quella casa conoscevo tutto. Talmente tanto bene da fingere di non sapere cosa fosse l’oggetto che mio padre talvolta tirava fuori dal cassetto dell’ingresso. Ora la radio ora gli occhiali del nonno che non ho mai conosciuto. Tanto più mi saranno lontani per il passare del tempo e tanto meno si assottiglierà il calco della stampa indelebile. Papà che si alza per andare in quella che una volta era la sua camera. Mia mamma che dice: “Livia, vado in bagno”. Le risate di mia sorella ai “Maria” di mia nonna quando le dicevo qualche sciocchezza. Se ne è andato tutto. Se ne è andata nonna e se ne è andato quel giorno di formalità nel quale ancora ci vedo tutti insieme. Se ne è andata la sala da pranzo, il tavolo, le sedie e lo specchio. I bicchieri sono rigirati nella carta e ammassati in un garage. Mi sono presa la tovaglia e i tovaglioli. Li ho lavati, sbiancati e chiusi nel mio armadio. Ma chiusi veramente. Se avessero avuto una bocca mi avrebbero detto: “Non usciremo per adesso, vero signora?”. Non voglio che escano anche loro. Che mi lascino sola. Che non mi aiutino, in un momento di bisogno, a ricordare.

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Per tutto il tempo che mio padre ed io avevamo conversato, la mamma aveva rimestato la pentola, alimentato il fuoco, disposto piatti e boccali sulla tavola, affilato un coltello per tagliare il pane. Senza aspettare la sua risposta, raccolsi tutti gli scaldapiedi e li portai nella stanza di dietro, dove tenevamo la torba. Mentre li riempivo, mi rimproverai di essermi irritata con mio padre.

Riportai indietro gli scaldapiedi e li accesi attingendo il fuoco dal focolare. Quando li ebbi sistemati sotto la tavola, guidai mio padre al suo posto, mentre la mamma scodellava le verdure cotte e versava la birra. Mio padre assaggiò un boccone e fece una smorfia. <<Non hai portato qualcosa dal Quartiere dei Papisti per dare un po’ di sapore a questo empiastro?>> brontolò.

<<Non ho potuto. Tanneke ce l’aveva con me e mi sono tenuta alla larga dalla cucina>>. Mi pentii subito di aver pronunciato quelle parole.

<<Perché? Che cosa hai fatto?>> Era sempre più frequente che mio padre trovasse da ridire sul mio comportamento, talvolta arrivando persino a prendere le parti di Tanneke. Mi affrettai ad inventare una risposta. <<Ho versato un po’ della loro birra migliore. Una brocca intera>>.

La mamma mi gettò un’occhiata di rimprovero. Capiva benissimo quando mentivo. Se mio padre non fosse stato in preda all’irritazione se ne sarebbe accorto anche lui della mia voce. 

Stavo diventando sempre più brava a mentire, però.

Quando venne l’ora di andar via, la mamma insistè per accompagnarmi lungo un tratto di strada, sebbene piovesse: una pioggia battente e gelida. Quando fummo all’altezza del canale Rietveld e svoltammo nella piazza del mercato disse: <<Tra poco avrai diciassette anni>>. <<La settimana prossima>> confermai. <<Si. Non manca molto>>. Tenevo gli occhi fissi sulle gocce di pioggia che cadevano bucherellavano la superficie del canale. Non mi piaceva allungare lo sguardo nel futuro. <<Ho sentito dire che il figlio del macellaio si interessa a te>>.

<<Chi te l’ha detto?>>

Come tutta risposta si passò una mano sulla cuffia per scuoterne le gocce di pioggia e scrollò lo scialle.

Feci spallucce. <<Sono sicura che non si interessa a me più che ad altre ragazze>>.

Mi aspettavo che mi mettesse in guardia, che mi raccontasse di comportarmi bene, di non macchiare il nome della nostra famiglia. Invece disse: <<Non essere scontrosa con lui. Sorridigli e sii compiacente>>.

Queste parole mi colsero di sorpresa, ma quando la fissai negli occhi e vi vidi la fame di carne che un figlio di macellaio avrebbe potuto soddisfare, capii perché avesse messo da parte il suo orgoglio.

Almeno non indagò sulla bugia che avevo detto prima. Non potevo confessarle per quale ragione Tanneke era irritata con me. Quella bugia ne celava una ancora più grave. Avrei dovuto spiegarle troppe cose.

T. Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla.

2008/10/30

http://it.youtube.com/watch?v=QOc6uj5RpEE&feature=related

Una delle mie cinque vicine di casa ha deciso di ascoltare Vecchioni questa mattina. Tutti noi condomini ascoltiamo Vecchioni di conseguenza dato che, il volume dello stereo è inesorabilmente calibrato sulla seconda metà della modulazione possibile. A nulla sono valse le mie prime ore di sonno dopo una settimana d’inferno nella quale il verbo dormire mi era stato bandito! Atterrita dall’incessante calamita che sembrava attrarre verso ogni punto cardinale (possibile e immaginabile) il ferro che mi porto nella gamba vado  dall’ortopedico di fiducia. La diagnosi è: “c’hai merda però” ovvero lombosciatalgia virale (da notare il virale). Morale della favola quando sento Luci a San Siro l’ascolto quasi contenta, con Samarcanda decido di andare in bagno per perdere un po’ di tempo prima di ri-mettermi a studiare ma… con Per amore mio al pensiero non concedo più biforcazioni: ora scendo e le taglio le vene. Il tema vero sarà stabilire: in presenza di che elemento soggettivo ho compiuto il reato, se sono imputabile o affetta da infermità di mente ex. art. 428 c.p., se posso invocare la circostanza attenuante comune ex art. 62 n.2 c.p. o se mi commineranno la circostanza aggravante comune ex art. 61 n.1 c.p.

rebecca dice: (18:08:25)
palli???
rebecca dice: (18:08:29)
palli????
rebecca dice: (18:08:32)
pallino?
Paolo dice: (18:08:43)
ciao gioia
rebecca dice: (18:08:58)
se io sono gioia tutto il resto è ‘na troia!
Paolo dice: (18:09:27)
magari
Paolo dice: (18:09:30)
a trovalle
Paolo dice: (18:09:38)
senti,come mai Rebecca?
rebecca dice: (18:10:20)
Rebecca de Winter, personaggio defunto del libro lugubre che ho comprato per ben dieci euro … il cassiere non aveva nemmeno la calza in testa!!!
rebecca dice: (18:10:38)
e tu come mai Paolo?
Paolo dice: (18:12:06)
Paolo,personaggio (quasi) defunto di una rampante ed emergente azienda del circondario
rebecca dice: (18:13:46)
sei in vena stasera!! noto che prendi la vita dal lato giusto e che i piccoli problemi di tutti i giorni te li getti alle spalle come fossero sassetti insignificanti!!!
Paolo dice: (18:14:19)
io la prendo dal lato giusto…………è lei che mi prende dal lato sbagliato
Paolo dice: (18:14:22)
da dietro
Paolo dice: (18:14:27)
e senza sputo, direi

E’ lì cazzo, la vedo. E’ lì. La cuffia che mi si è tolta dopo il tuffo dal trampolino. Decisamente troppo alto quest’ultimo, decisamente troppo “di stoffa” la prima. Allora allungo il braccio, lo faccio remare sotto l’acqua e il cloro della piscina nella quale sono immersa. Niente. Il braccio ritorna in aria senza la cuffia fra le dita piegate a mo’ di amo. La percezione è falsata dall’effetto lente d’ingrandimento. Ma la vedo, cazzo. Magari però non è lì. Allora allungo la gamba che, per forza maggiore è già sotto il livello delle boe che separano le corsie. La sventolo come una bandiera. Prima a destra e poi a sinistra. Il movimento è circolare nel piede e conico lungo il mio arto. Niente. Non sento l’effetto medusa che mi ero prefigurata. Continuo a vedere la cuffia. Si muove, affonda e risale di poco. Affonda di più. In base alle stesse percezioni che mi hanno indotto a ritenere che l’avrei potuta ripescare con il braccio prima e la gamba poi, decido di cambiare senso per riaverla. Abbasso la testa. I capelli sono alghe, l’ossigeno sembra appartenere ad un altro pianeta. Intuisco incontestabilmente che quello non è il mio habitat. Le regole che disciplinano solitamente il mio corpo non sono ben accette ora. La cuffia è nel fondo. E’ all’altezza dei miei piedi. Un colpo di reni o una pinnata in quella direzione e forse, sarebbe ancora mia. Maledetti bambini del corso del primo anno. L’acqua bolle sotto le loro gambe. Il poco ossigeno che mi rimane aiuta il pensiero che mi pervade. Stia dove è voluta finire se non si aggrappa nemmeno alla mano che le tendo. Al diavolo i bambini, la cuffia e il mio tentativo di riprenderla. Ne comprerò una nuova. Magari cambierò sport.

la madonna dice: (19:47:05)
rugix???
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:47:15)
si
la madonna dice: (19:47:19)
che fè?
la madonna dice: (19:47:34)
di la verità briccone
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:47:44)
aspetto de magnà
la madonna dice: (19:47:52)
anche io
la madonna dice: (19:48:12)
sto a magnà i cereali che stasera massi gioca a calcetto fino alle dieci e io ho deciso de aspettallo
la madonna dice: (19:48:23)
madonna ta me e quando m’è ‘nuta st’idea del cazzo
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:49:28)
rotf
la madonna dice: (19:49:42)
con chi stai a parla’???
la madonna dice: (19:49:51)
lascele perde le donne che so tutte mignotte
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:50:26)
a parte questa sacrosanta verità
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:50:32)
guardo il gioco finale di rai 1
la madonna dice: (19:50:41)
ah sie
la madonna dice: (19:50:45)
ste’ benone
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:51:34)
parecchio
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:51:38)
infatti c’ho la febbra
la madonna dice: (19:51:46)
ma ancora?
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:51:55)
un po’
la madonna dice: (19:52:11)
ma vè a lavorà n’chirigiola??
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:53:00)
ahaha
la madonna dice: (19:53:11)
l’ sapevo io
la madonna dice: (19:53:17)
ce l’è la canottiera??
la madonna dice: (19:53:27)
ma la cena fattela portà su dalle donne
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:53:38)
no ormai sto benaccio
[c=5]Rugio[/c] dice: (19:53:49)
e poi me alzo x magnà anche quando sto male… almeno scelgo
la madonna dice: (19:54:03)
se’ n’grande
la madonna dice: (19:54:05)
l’sapevo
la madonna dice: (19:54:15)
l’evo capito subito che c’evi ‘na marcia n’più!

Caro Presidente Sarko,

                                  Innanzi tutto mi scusi se la chiamo così ma, la sua storia d’amore con la mia bella connazionale  La rende più familiare. Mi trova pienamente in accordo con il suo volere  negativo rispetto all’estradizione della brigatista Petrella.

Quello che però mi preme è: darLe delucidazioni riguardo allo stato attuale delle carceri italiane,  proporLe le mie motivazioni di sostegno e, infine chiederLe umilmente una cortesia.

In Italia vige il cd. art. 41 bis, storica pietra dello scandalo del nostro sistema carcerario. Secondo tale articolo infatti vengono aggiunte limitazioni al normale stato detentivo previsto per i reati simili a quello commesso dalla Petrella. Tali aggiunte sono giustificate dalla qualità di delinquente che compie il reato. Mi spiego. Se una persona uccide un’altra persona, il nostro codice penale prevede che sia comminata al massimo la pena dell’ergastolo (tranquillo non viene più usato). Se il soggetto attivo del reato è appartenente ad organizzazioni di tipo terroristico e il giudice lo ritiene necessario, viene applicato questo regime di maggiore sicurezza nel quale vengono drasticamente ridotte (ma stia tranquillo non eliminate!!!) le facoltà di espressione della propria personalità (criminale). Per di più la Petrella è una donna, il reato è stato compiuto diversi anni or sono e alla questione è stata data una forte risonanza in campo internazionale. Si figuri se qualcuno si azzarderebbe a sottoporre la Petrella a tale regime.

Le motivazioni che ho per sostenere la bontà della sua scelta sono utilitaristiche. Da italiana mediocre che sono mi lamento spesso del costo delle carceri e della poca influenza rieducativa che hanno. TenendoVi la Petrella ci togliete un fitto giornaliero che nelle stime più rosee potrebbe durare anche 20 anni (signor Presidente attento che la gramigna non si “strica”). Oltretutto Voi francesi siete un popolo ormai abitutato a trattare con gli stranieri. Li trattate così bene che, pur di non farli sentire tali, prima li colonizzate e poi li rinchiudete in dei ghetti. Figuriamoci che trattamento di riguardo avrete nei confronti di una cugina italiana.

Vorrei anche ricordarLe, oltretutto, come noi italiani siamo un popolo abituato a far emigrare i propri rifiuti. Non è che però farete come i cugini nazisti?? Vorrete anche voi essere pagati per il servizio smaltimento?

Un ultima cosa, non è che volete anche Sofri???

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.

“C’è cenere ovunque ma, di macerie non vedo nemmeno l’ombra” disse Sant’ Anna gloriosa ancora donna. Purtroppo la sua frase, sebbene non di circostanza rimase sospesa li dove immaginava che molto tempo prima si erigessero palazzi forti. Visto che di gloria abbisognava per potersi aggettivare l’aureola, continuò a camminare in quel mulino grigio che, sarebbe diventato palpabile alla prima pioggia. Avanzò fino ad una grande fossa che, in comune con quelle normali aveva solo il diametro sproporzionato e null’altro. Curiosa e sempre in cerca di gloria si mise in ginocchio, non per pregare bensì per affacciarsi all’oblò che sembrava aver tagliato la nuvola inconsistente. E allora vide gli alberi ma, non dalla parte delle radici (sul punto si veda Lajolo) piuttosto delle fronde. Con più attenzione e grazie ad uno smodato “allungo” di collo vide anche il serpente, la mela, Adamo ed Eva, Tizio, Caio, Sempronio e un sacco di altra gente dai nomi biblici. Non solo questo potè scorgere ma tante altre cose come: le pecore, la vigna e delle ceste con dei pani e dei pesci ma, queste decisamente più in lontananza. Quando rialzò il capo, che già un poco le girava, la pioggia tanto necessaria, cadeva copiosamente ovvero, ogni goccia era la copia di un’altra. Allora disse: “Gloria nell’alto dei cieli ma non c’è pace quassù” e si accese un diavolo in lei. Nel frattempo pioveva che Dio la mandava di Santa Ragione ( che nel calendario si festeggia il 3 febbraio, non a caso data del mio annuale compleanno) e Sant’ Anna vedeva dissiparsi i suoi vestiti sotto quelle gocce di acido. Rimase nuda. Arrivarono il Seicento, la Controriforma, Lutero e i Cherubini che le misero un bizzarro velo color ocra addosso.  Dalla grande fossa intanto emersero (nell’ordine): i cinesi (perchè erano e sono tanti), i palazzi, Erode, i Re Magi bianchi (quello nero era rimasto con Eva e da allora divenne “Porca Eva”), Antonello Venditti a braccetto con Jimi Hendrix, la mia vicina che mi parcheggia davanti alla porta del garage e Hitler. La spaventata Sant’Anna disse a denti stretti “ommadonna sono all’inferno”. Hitler, che l’aveva sentita, le disse che ancora non aveva visto niente. Jimi le diede una pacca (scherzosa!) alla chiappa destra. Adesso che ci penso dalla fossa salì anche Karl Lagerfeld (o Ray Charles bianco che dir si voglia) e il ponte sullo stretto di Messina (per chi non se ne fosse accorto questo è un racconto di fantasia). Per fortuna nulla dura in eterno e i figuri in questione diventarono statue di sterco e plastica ovvero, i mali del nostro secolo. La poveretta si fece largo tra la puzza e la CO2 e riprese il suo cammino. Solo dopo un paio di anni decise di fermarsi e sostare, l’aveva raggiunta la sete. Il buon Dio allora si mostrò a Sant’Anna e le diede dell’acqua santa benedetta da papa Benedetto (quanti ossimori…). L’assetata trovò l’acqua ferrosa e di cattivo gusto. Si girò verso il buon Dio e le disse: “Chiamatemi un Monsignore” e Lui: “Certo ma, per che cosa?”…..  Occhi da birbante: “Qualcuno dovrà pur ufficializzare questa mia solenne incazzatura”. Eggià, la poverina aveva trovato veramente l’acqua di cattivo gusto. Il buon Dio però ormai era adirato “Senti Sant’anna, cammini da due anni, sarai anche piena di gloria ma, puzzi di cicoria!” e scomparve. Era veramente sola ora, lontana dalle statue di sterco, dalla grande fossa e Dio l’aveva abbandonata. Ma veramente non abbandona mai nessuno e allora, per consolarla, le mostrò l’Italia. Quella dell’omicidio Moro e di Mussolini a testaingiù, quella delle file interminabili dei vecchi per prendere la pensione e dei ricercatori che da Natale faranno la fame, quella dei polacchi che raccolgono i pomodori d’estate e quella dei piloti Alitalia, quella dei supermega dirigenti dei miei coglioni e delle commesse a 800 euro al mese, quella in cui è nato Berlusconi e cresciuto Travaglio, quella dalla quale scriveva Pirandello e dalla quale ora scrive Melissa P. 

E Sant’Anna gloriosa riposò in pace.