Non mandatemi più in metropolitana, non per andare ad un colloquio di lavoro. Lo sapevo che sarebbe andata male. La mattina era cominciata di merda fin dal risveglio. La trasferta senese del mio attuale stage ancora gridava vendetta alle sette e trenta. Morale, ho rimesso la testa sul cuscino fino alle otto. Dopo di che ho cominciato a fare delle pulizie di fondo neanche dovesse passare il prete nell’imminenza di qualche festa sacrificale. Non paga di ciò ho preso a vestirmi lasciando incompiuta l’opera di derattizzazione. Incompiuta al punto tale che, uscendo di casa ho pregato che entrasse un ladro: a rimettere a posto ogni cosa mosso a compassione. Nel trapasso dalla mia proprietà a quella condominiale mi accorgo che ho dimenticato una cosa, il braccialetto che da otto anni ogni mattina metto al polso. Ritorno nelle mie terre ma.. non lo trovo. Decido spontaneamente di non cercarlo. Tanti anni fa giurai che se lo avessi perso non lo avrei mai ricercato. Tendo a non rimangiare la parola. Prendo il motorino ma, fa troppo caldo per attraversare tutta Roma con il vestito gessato addosso all’immacolata camicia bianca a sua volta addosso a me. Arrivo alla prima fermata della metro e lucchetto il mio poderoso sh 150. Nello scendere le scale della metropolitana vengo colta da un ricordo: il perchè non prendo mai la metropolitana. Oggi il ricordo rivive alla grande, c’è di tutto e di più, manca solo la Rai. Gente senza mani, senza gambe, senza piedi. C’è lo zingaro con il flauto, con la fisarmonica e con un principio di lebbra ma, quest’ultimo emette decisamente meno suoni indi per cui è annotabile come meno fastidioso. C’è la strafiga con il pantalone lungo come una mezza coulotte, c’è il finto manager, il finto prete e il finto matrimonio. Scherzavo. C’è la tedesca già pronta alla violenza carnale, quella che prima quantomeno gradisce un sorriso, quella che non te la da nemmeno se fai domanda in carta da bollo. Degna di nota individuale la tipa che mi si siede di fronte. Occhiali a forma di cuore: verdi. Capelli color topo: cotonati. Sandali imperticati lungo al polpaccio stile Tardelli al massimo della forma fisica. Gonna lunga fino al ginocchio con spacco fino a la. Canottiera con ciottoli sulla scollatura a v di veramente brutta. Scialle verde sfumato a coprire l’abbondanza casearia. In mano: un rosario. Accanto a lei la madre. Nello sguardo i primi segni di demenza senile. Qui non scherzo perchè quegl’occhi ancora me li ricordo in altre orbite. Anche lei rosario in mano. Nel frattempo ho attraversato tutta Roma, sono alla fermata Porta Furba. Salgo le scale e mi affaccio lungo la strada, un’idea mi pervade. Quella in cui ero seduta non era una metro ma un treno e mi trovo a Napoli. Deduco la mia permanenza nella capitale dal camioncino di frutta e verdura che tampona un pensionato ad un semaforo arancione. ” ‘Sto figlio de’ na mignotta ” è inequivocabile. Arrivo di fronte al luogo del colloquio. Comincio a capire il tenore della mansione dal numero delle persone che affollano il marciapiede. Entro, compilo il foglio con i miei dati e mi siedo. Dopo trenta minuti che attendo è il mio turno. Il “responsabile della filiale” mi espone i vantaggi del suo metodo, le possibilità di carriera ma.. i primi mesi, l’azienda richiede che si faccia commerciale on site. Comincio a sentì puzza dell’incazzatura che mi monta addosso. Lui che ha condensato una collezione di orologi in un unico esemplare sta per ricevere le mie ire. Con il più placido dei sorrisi gli dico “Lei mi ha fatto attraversare tutta la città e prendere un giorno di ferie per venirla a sentire mentre dice queste cazzate?” Non ci posso credere, ho detto cazzate. Cazzo ho detto cazzate. Lui mi guarda nello stesso modo in cui mi avrebbe guardato se gli avessi assestato uno schiaffo in viso. (Ho chiappato le coniugazioni?) Nell’ordine: prendo la borsa, apro la porta e me ne vado. Mi riprende la sua voce che mi dice come anche lui abbia fatto dieci mesi di quella vita e ora sia padre di due bimbe e buono per 20.000 euro al mese. Nell’ordine: mi giro, lo guardo e gli dico che i figli non si fanno solo da manager e che dubito fortemente della sostanza dei suoi introiti. Tutto il resto che dice probabilmente lo ascoltano gli altri che sono rimasti. Io sono già fuori dell’edificio e fiera della mia laurea in giurisprudenza. Nell’ordine: scendo le scale, prendo la metro direzione Battistini e penso a una pentola grande. Ma questa è un’altra storia.

piatta

2008/08/22

… che non è il maschile del recipiente dal quale gli occidentali si cibano. Sono diventata piatta, senza nessuna forma celebrale di rilievo, senza pensieri che volano sopra la soglia media. Vuota, completamente indifesa contro i giorni che passano e il lavoro che annienta i due neuroni di cui, il Buon Dio a sfregio, mi ha dotata. Impaurita, da qualsiasi considerazione su argomenti medio alti che richiedono una conoscenza leggermente più profonda di quella necessaria per sostenere una conversazione da bar. Dislessica, tanto da leggere e rileggere qualsiasi cosa scrivo per cancellarla non appena mi rendo conto che lo faccio come un’ albanese, senza permesso di soggiorno appena rimpatriata. Attonita, di fronte a blog culturalmente informati e frequentemente impegnati. Sarcastica, verso i miei piedi che obbligo con tacchi simil trampoli. Sull’orlo di una crisi di nervi, come quando metti del ghiaccio nella vaschetta della macchina che lo dovrebbe tritare e ciò che esce dal suo imbuto è solamente dell’acqua, per giunta scaldata dal movimento meccanico. Contorta, come l’ultima frase che ho scritto e non ho capito. Speranzosa, che la penultima frase non sia stata scritta da me. Consapevole che la terzultima frase che ho scritto è da guinnes della cazzata. Sorridente nell’accanirmi nella conta a ritroso della frase incriminata.

Anna Carolina

2008/08/21

Tutte le donne magre si rassomigliano, ogni donna grassa è grassa a suo modo.

eppppppperò

2008/08/19

http://it.youtube.com/watch?v=zX6wdPLlh34&feature=dir

… partiti!

Il ratto del blog

2008/08/18

Mi è stata tolta la voglia di scrivere su questo blog però l’idea di chiuderlo non mi è mai balenata per l’anticamera del cervello. Forse perchè rappresenta l’ultimo baluardo alla mia capacità di parlare e non essere smentita immediatamente. Forse perchè tendo a disfarmi troppo lentamente delle cose che mi sono state care. Poi oggi mi è stato chiesto che gusto c’è a scrivere in un foglio che tutti possono vedere. Mi sono vista narcisista. Poi ho razionalizzato. E’ come quando lasci la lista della spesa sotto alla calamita del frigorifero. O anche, come lasciare la busta dell’immondezza fuori della porta.

era meglio morire da piccoli / con i peli del culo a batuffoli

che morire da grandi soldati / con i peli del culo arruffati

Trash

2008/08/01

L’ordine non è casuale ma figlio del caso. Il caso infatti ha voluto che prima scrivessi Pennac perchè lo avevo a me vicino nel divano mentre Savage era riposto in cima alla pila dei letti ultimamente.  Non sono troppo sicura che il caso abbia o sia stato in grado di prevedere tutto ciò.

Trash è una delle parole che più viene utilizzata in TV. Lucignolo è Trash. Cucuzza e Giletti aborrano il Trash. Controcampo è trash se la Canalis viene inquadrata dal volto in giù e paritetico/paritario/pariopportunità se parla dell’ultimo gol dell’Inter. Angela non è trash (secondo me vorrebbe esserlo).

Ho sopportato di peggio, secondo la scala dell’uomo medio ho sopportato all’inverosimile. Ora ho le palle figurativamente piene. E non di tutti. I nomi sono li, nel db. Non resta che aspettare.

Firmino

2008/08/01

“Lo sentii schioccare contro il marciapiede, poi levarsi in aria in un sibilo e abbattersi sulla mia schiena nel momento esatto in cui raggiunsi l’erba e qualcuno gridò: -Non fargli del male-. M’intrufolai nella fila di cespugli e continuai a correre. Non sentivo dolore, ma sapevo che mi stavo trascinando dietro qualcosa si pesante. Girai la testa e vidi che la gamba sinistra era tutta storta in modo innaturale. Mentre correvo non si muoveva. Così, me la trascinavo dietro come un sacco”

“La mia gamba intanto stava guarendo abbastanza in fretta e, nel giro di una settimana, fui di nuovo in grado di reggermi. E, dopo qualche altro giorno, non mi faceva quasi più male, anche se era ancora curva. Da allora sono rimasto zoppo. Zoppicare è una bella parola. Fa quel che dice.”

Sam Savage

“Ricevo il colpo in pieno fianco. Non faccio in tempo a riprendere fiato che un altro attacco, frontale questa volta, mi manda al tappeto. Non mi resta che raggomitolarmi, raccogliermi al massimo, lasciar piovere, aspettare che finisca pur sapendo che non finirà. E infatti non finisce. Mi viene addosso da ogni parte contemporaneamente. Mi sorge in mente l’immagine dei marinai americani la cui nave è stata affondata in qualche angolo del Pacifico, verso la fine della guerra. Gli uomini in mare si erano ammassati, per fare blocco, e galleggiavano sostenendosi l’un l’altro, come un’immensa pozzanghera umana. Gli squali li avevano attaccati cominciando dai bordi, sgranocchiandoli come una galletta, fino al centro. E’ esattamente quello che Stojil mi sta facendo. Ha respinto le mie forze attorno al mio re e mi sta attaccando da ogni lato. Quando comincia a giocare contemporaneamente in diagonale e in perpendicolare vuol dire che è in gran serata.”

Daniel Pennac