mia sorella le chiama risposte perfette…

2008/07/10

… io semplicemente storie di vita quotidiana tra chi inciampa together!

L’altra sera per esempio mentre finivo di leggere un libro di A.O. gl’ho chiesto (non al libro) cosa fosse di preciso un kibbutz e lui con fare serio m’ha risposto “E’ una porta senza lo spioncino… quando fanno toc toc tu domandi kibbutz?”

Lo amo, anche quando lo odio. Ho passato la maggior parte della nostra vita a odiarlo. Ho passato la maggior parte della nostra vita a volerlo capire a tutti i costi e a rifiutarmi di comprendere che le persone anche se capiscono agiscono diversamente. Ho passato la maggior parte della nostra vita a ferirlo credendo che a lui la vita non avesse tolto niente. Ho passato la maggior parte della nostra vita a definirlo un cinque solo per difendermi e mettermi al posto di quel sette e mezzo. Cazzo quanto tempo è passato.

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6 Risposte to “mia sorella le chiama risposte perfette…”

  1. monk_967 said

    ESISTONO VIRTU’ INUTILI E VIZI NECESSARI. Capire è una virtù inutile, tollerare è un vizio necessario. Indignarsi rimane l’unica realtà possibile per procedere in un mare di superfluo

  2. modestino said

    perseverare è diabolico, tienilo a mente anche se dubito che ti interessi!

  3. odla said

    @ monk: a perseverare prendi due schiaffi!!…tienilo bene a mente sennò poi te li tieni stampati in faccia!!!

  4. ulpiano said

    Applausi per Odla!!!!

  5. monk_967 said

    Odla-Modestino-Ulpiano, vi risulta abbia scritto perseverare. Indignarsi non è l’incessante ostinato ripetersi dell’identico

  6. ulpiano said

    Nella vita, le cose non conta se le scrivi oppure no. Non conta neanche se le scrivi come vanno scritte o se gli metti addosso un bel vestito per renderle più affascinanti. Nella vita, le cose conta se le fai oppure no. E se le fai o non le fai, a seconda dei casi, ci puoi guadagnare qualcosa di bello o qualcosa di brutto. Magari ci può scappare la felicità. O magari ci possono scappare anche due schiaffi. L’importante è non cercare di ingabbiare i fatti nelle parole, soprattutto quando ci fa comodo. Le parole, al massimo, possono servire a mascherare i fatti, a cercare di offuscare la loro evidenza. Ma alla fine l’evidenza dei fatti rischiara sempre l’oblio delle parole. Assumersi la responsabilità di ciò che si fa e di ciò che non si fa, e delle conseguenze delle proprie azioni. Questa rimane l’unica realtà possibile per procedere in un mare di parole superflue.

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