Lui che m’ha visto piangere di gioia e ridere, che più di me la vita mai nessuno amò, lui che non crede e chiede di lasciarmi stare. Sono Giorgia e esco dal .doc! Sono quella che siamo anche in uno, sono quella che se non mi vuole non mi merita, sono quella che oggi si è fatta 750 pagine di fotocopie per 21 euro e a cena fuori non può andarci. La mia prognosi di priorità ha fortificato la convinzione che è migliore un buon testo di diritto civile che una pizza con gli amici. Sono quella che non crede più al colpo di reni ma pensa che a forza di scavare verso il basso si può tornare in alto. Sono quella che regala amore a basso prezzo e condizioni vantaggiose godendo nel dissipare un sentimento su di un terreno arido. Sono quella che il brindisi lo fa’ bottiglia alla mano. Sono quella che quando entra in sala lettura della biblioteca le bocche degli astanti sussurrano “poveri noi”.

Se avrai la magia di restituirmi le parole quando crederò di averle finite, se avrai la premura di raccogliermi le braccia quando mi si staccheranno di un colpo solo dalle spalle, se avrai la coscienza di rimettermi la testa a posto quando per l’ennesima volta io l’avrò persa… all(‘)ora… 60 minuti Carol.

Scusa non ho capito, puoi ripetere che cosa avevi da fare, di tanto importante da non poter proprio proprio rimandare, non mi dire ti prego che dovevi solo studiare… e ti sembra un buon motivo… si ti ho capito, ti interessa più la scuola e poi del resto chissà come sei brava!!! A me lo dice Vasco che mi vuole bene, dov’è il problema???

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Sarà che ho ben a mente cos’è il voto di protesta e che un voto non è mai una protesta. Sarà che quando mi è stato domandato che cos’è l’errore scusabile non ho risposto la situazione di obiettiva incertezza normativa in cui incorre la parte nel processo. Sarà che all’esame di diritto privato mi venne chiesto cos’era l’inversione dell’onere della prova e come si dimostra. Sarà che l’art. 5 c.p.c. è un aiuto per l’Italia e a me l’ha messa bel bello in culo. Sarà che vedere D’Alema all’opposizione mi da’ un senso di gioia e benessere pari solo alla depressione che mi imprime Schifani presidente del Senato. Sarà che al Pandoro prefesico il Panettone. Sarà che Fini seduto sulla sedia più alta della Camera non mi sembra un traguardo ma più un cappio al collo. Sarà che quando su quella stessa sedia ci misero Bertinotti pensai: “Eppure cazzo non è uno stupido”. Sarà che ho ben a mente cosa sono i contentini e  “l’osso pel cane” lanciato lontano dal centro d’interesse del padrone. Sarà che le vie di mezzo le puoi adottare nel mezzo del cammin di nostra vita e non a ventiquattro anni. Sarà che più scrivo e più sento che è il caso di chiamare l’E.I. per avvertirlo di preparare i sacchetti di sabbia. Sarà che i discorsi sono tanto più belli quanto incomprensibili. Sarà che tutti quelli vestiti di bianco non s’incazzano mai, parlano di pace e non hanno mai lavorato, vedi il Papa e Ghandi. Sarà che io sono cattiva ma gli altri, porca miseria, gli altri c’hanno Karma che la metà basta per farmi incancarire. Sarà che lo scorporo I.V.A. non è sicuramente il miglior sistema per tassare i soldi. Sarà che il carcere non è il miglior mezzo per rieducare. Sarà che la Bossi-Fini non è la miglior strategia per integrare.

E le giornate si vedono dal mattino se saranno buone, mediocri o tutto sommato! Com’è la giornata “tutto sommato”? La giornata tutto sommato è quella passata in apnea da considerazioni fatte lipperlì che verranno traslate a data da destinarsi in base agli impegni mentali propri dell’attore. 3 su 3. Stamattina ho litigato con le prime tre persone che ho visto girare per casa e con cui ho parlato al telefono: che ne venga da me e non da loro è un’ipotesi da tenere in considerazione o un’eventualità da insabbiare?

L’instabilità nel bene e nel male diventa principio di coerenza quando la si riesce ad esprimere sempre, quando diventa un’abitudine per chi la si trova sempre e comunque davanti, quando si è pronti a tutto e il tutto non arriva mai. L’instabilità della prima colazione alle 11:22 con lo yogurt naturale 500 gr della Coop con dentro i carciofini sott’olio. Il bilico di continuare a prendere il giorno ma sbagliare l’anno; l’ago della bilancia indeciso fra coincidenze e segni. Il destino beh, quello è uno se si è in uno.

Posso essere il ponte sullo stretto ma non i suoi piloni. Posso essere il tramite ma non il mezzo. Posso essere il pistone ma non la forcella. Posso essere quello che mi si chiede e anche dove mi si chiede ma, se mi verrà chiesto la persona che lo farà avrà brama di possedere e non di conoscere. Il male comune di tutti coloro che si allineano al sistema amore disperato.

I progetti se hanno un’intrinseca bontà ci superano, continuano ad andare in porto sebbene nella parte prodromica e al suo timone non ci sia più colui che aveva fatto salpare la barca. Venerdì uno dei miei progetti fa scalo. Se andrò a vederlo sarà per controllare chi gira ora la ruota con i raggi lunghi oltre il perimetro. Non posso permettermi che un sogno ben concepito anche se non più mio venga privato della perfezione.

La bellezza e la relatività stanno nella stessa cosa. Negli stessi occhi.

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2008/04/29

… “Quello che dovea essere, e non è stato, il programma della Sinistra deve diventare oggi il programma della Destra”

Discorso del Commendatore SILVIO SPAVENTA
letto la sera del 7 maggio 1880
nella sala dell’associazione costituzionale di Bergamo

come fa’ Zampaglione a stare con la Gerini o viceversa che dir si voglia!

e ora cosa faccio? Discetto
E credimi che provo per diletto, non dirmi che non te l’ho detto, che per poco che è ce lo metto, come che cosa: il petto. E scenderò dal tetto alla velocità di un furetto, per mangiare quel prosciutto sebbene sia un etto; la tara lascia il peso netto. E se pensi che il dramma sia in un ghetto prova qui con me che ti aspetto. Non capisci il vecchio detto ma ne soffri il suo effetto, druido maledetto del mondo mai schietto.

l’inglese mi serve per parlarlo in italia non a manc! Epperò e pò! C’ho ‘na voglia de prende’ l’xt e daglie n’allotata che la farei raglià come l’somaro pè l’aia! E visto che io ho imparato, bada bene, imparato non mi è stato insegnato, ad avere pazienza, che lo imparino tutti gli altri. Se volete ripetizioni che siano tali, possiamo parlare del prezzo e non del metodo. La didattica non è puramente casuale ma, figlia degli eventi… Un po’ anche di puttana! Buona liberazione a tutti. Buona che sia il metro per il laccio che decidete di mettervi al collo.

ma siano una data dalla quale muovere qualcosa.

Di canonico nel festeggiamento di laurea non c’è stato niente. Non c’è stata nemmeno una delle persone che ho ringraziato bottiglia alla mano.

Da oggi non sono più studentessa ma, disoccupata.

 

…la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altra…
Inversione. Di due frasi. Della logica che vuole prima fare e poi dire mischiata alla viltà che prima lo tace e poi lo ammette. Dodici rose. Le spine le sento sotto il livello del mare ovvero nei talloni che fanno da appoggio all’ambaradam, nell’alluce che è il primo dell’ultimo pezzo di corpo, nella pianta che non è verde e non si espande in verticale. Due libri. Calvino lo odio, il bastardo sa scrivere. L’altra è l’alterego di Moccia in qualche tipo di paese anglosassone. Entrambi hanno il loro senso. La carta è di riso e vaffanculo a chi muore di fame. E vaffanculo a te che non sei stato te pensando che da non te mi saresti andato bene. E vaffanculo a “conversazioni in sicilia” che ti leggevo mentre tu combattevi con il sonno. E vaffanculo a tutti quelli che abbiamo fatto entrare e nemmeno avevano bussato gli stronzi. E vaffanculo alle due settimane al mese, alla macchina diesel che consuma meno, alla lampada di Aretini da 200euro, a tutti i viaggi che non abbiamo fatto, a tutte le azioni che abbiamo emesso. Vaffanculo perché mi sono andati bene e ora non mi ci vanno più. Perché le pagine si girano ma, solo una volta che le righe sono state lette tutte. Perché il m’ama non m’ama è come la roulette e io sono come il m’ama non m’ama.

Chiedermi chi è Riccardo?

Ebbene la risposta non c’è. Non è un fratello e non è un fidanzato, non è un amico e non il compagno di studio di tanti anni. So quello che non è, e a ‘sto gioco non è poco.

Riccardo è colui che mi canta “questo è il momento di scazzo… quello fatto apposta per te… scazzo, il gioco più bello che c’è”, è colui che gioca con me a “Iuston c’emo n’problema!”, è colui che mi raccatta i capelli mentre vomito da seduta sulla tazza w.c.

Riccardo è quello che m’ha dato la spinta, che reitera la mia presa di coscienza da cinque anni. Riccardo è stato con me la mattina dell’esame di privato e la sera di amministrativo, è rimasto vicino a procedura civile I e anche alla II, ha assistito impietrito per ben quattro volte all’esame di diritto internazionale.

Riccardo c’è quando lo chiamo, corre quando squillo, rimane tre passi indietro quando ho le botte da egoista. Riccardo è colui che ha visto i cinque minuti, è quello che parla anche quando le parole non le vorrei sentire manco dal Pupo Bianco, è quello che finge di non capirmi ma, cazzo se mi capisce.

Riccardo c’è stato anche quando se n’è andato, il pensiero di lui è stato vicino a me anche quando l’orgoglio mio e la paura sua c’hanno privato di momenti insieme.

Riccardo è l’entità alla quale dedico il mio lavoro di tesi che chiude un circuito di cinque anni sperando (per tutti e due, vorrebbe dire che l’abbiamo preso ‘sto cazzo di sogno) possa essere il compagno della stanza in procura.