A Torino, nei mesi che seguirono, mi accadeva di svegliarmi la notte con in testa qualcosa che sarebbe forse stato utile nell’analisi e che avevo trascurato di dire. Mi accadeva anche a volte di parlare a me stessa con accento tedesco. Passarono gli anni e se pensavo alla mia analisi, sempre ci pensavo come a una delle tante cose che avevo cominciato e non finito, per disordine, inettitudine e confusione. Molto tempo dopo tornai a vivere a Roma. Abitavo a pochi passi dallo studio del dottor B., sapevo che lui era sempre là e una o due volte mi venne in testa di andare a dargli un saluto. Ma i nostri rapporti erano nati su un tronco tanto strano che non avrebbe avuto senso una mia semplice visita. Sentivo che immediatamente sarebbe ricominciato l’antico cerimoniale, il tavolo, il bicchiere d’acqua, il sorriso. Non potevo portargli dell’amicizia, potevo portargli solo il carico delle mie nevrosi. Non mi ero liberata delle mie nevrosi, semplicemente avevo imparato a tollerarle o infine le avevo dimenticate. Poi un giorno seppi che il dottor B. era morto. Rimpiansi allora di non averlo rivisto. Se un luogo esiste dove ci ritrova da morti, là certo io incontrerò il dottor B. e il nostro colloquio sarà semplice, immemore di analisi e di nevrosi e forse allegro, tranquillo e perfetto.

Mai devi domandarmi, N. Ginzburg, 1991 (ris.), 47.

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Uscendo di casa, stamattina, mi è stato chiesto di non studiare e di provare a fare un esame di coscienza: oggetto della ricerca il motivo della mia maleducazione. Ho fatto allora quello che mi era stato chiesto, un po’ come i dipendenti della Google che hanno a  disposizione un’ora di libertà-stimolo del pensiero. In fondo chi me l’ha chiesto è la titolare dell’impresa che sfrutta i miei nervi oltremodo. Sono uscita alle nove, dopo aver rilevato la momentanea perdita-scomparsa delle chiavi di casa con il risultato che sono chiusa fuori e chiamare i pompieri non mi sembra la situazione migliore in questo momento, di clamore già ne ho troppo. Ho passato la mattinata e le prime ore del giorno a fare delle cose, tutte necessarie ma, del mio esame di coscienza nemmeno l’ombra. Adesso però mi tocca, sono sul parcheggio di casa, chiusa fuori e non ho un cazzo da fare. L’ispirazione la traggo dall’indicatore della benzina, rosso fisso da venti km. L’amore è come la benzina, arriva il giorno in cui finisce e il distributore sarà troppo lontano o chiuso. E allora mi interrogo sui parallelismi fra la benzina e l’amore, un po’ come fa Bush. Per che cosa l’ho usata la benzina, per fare commissioni in giro per la città, per andare prima-seconda-prima in mezzo al traffico o per arrivare alla meta che mi ero prefissata? E non potrebbe essere che mi è stata rubata, che mi sia servita per accompagnare in qualche tipo di posto qualche tipo di persona, che io l’abbia usata per tenere accesa la macchina di modo che il riscaldamento facesse il suo caldo? Non potrebbe essere che io la macchina l’abbia prestata, che abbia trasportato qualcosa o qualcuno troppo pesante che me ne ha fatta consumare di più? Ancora, non potrebbe essere che sia evaporata? Ma potrebbe anche darsi il caso che il galleggiante non funga bene, che l’astina dell’indicatore sia pigra, che qualcuno decida di regalarmi un pieno, che la mia meta io l’abbia raggiunta, che le commissioni siano state fatte tutte, che l’amico che dovevo è stato accompagnato, che il pacco pesantissimo sia a destinazione. Fatto sta che ‘sta macchina consuma come ‘n ossesso e che a me non va d’armettece la benzina.

Mi hanno detto che questo blog è diventato incomprensibile, ecco un motivo in più per sostenerlo

“Il principio stringente che vuole situazioni processuali certe molto attaccate al dato positivo, se è collante per l’efficacia giuridica è altresì deflettore, a spinte propulsive dettate da necessità personali diverse dai singoli attori/convenuti in causa”

C.C., L’istituo della remissione in termini alla luce delle recenti orientamenti giurisprudenziali, Tesi in cerca d’editore, 2008, 84.

Bianco, giù banco!

2008/03/23

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Nell’ amore esistono tre tipi di persone e di comportamenti collegati.

Il primo tipo sono i salmoni, coloro che sanno che una volta risalito il guado, sorpassati gli orsi, tremato nelle correnti gelide troveranno l’amore. Fanno una fatica del cazzo perchè ai salmoni probabilemente non piace nuotare ma vogliono amare.

Il secondo esempio è il tipo alla Abramo. Niente paraocchi ma occhi chiusi nel volo pindarico. Niente destinazioni ma istinto e fede mischiati. Il tipo alla Abramo è convinto della bontà dell’idea che gli viene proposta.

Il terzo tipo sono io.

noin, noin, noin

… Equinozio di primavera?? Un matrimonio tra cavalli froci!!

*jacov* dice: (11:09:41)
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/g8-genova-3/amato-su-bolzaneto/amato-su-bolzaneto.html
*jacov* dice: (11:10:01)
toh te scrive anche un moderato come amato
carol dice: (11:11:03)
nono non mi piace amato
*jacov* dice: (11:19:41)
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/biagi-brigaterosse/giudizio-piperno/giudizio-piperno.html
*jacov* dice: (11:19:44)
questo ti piace di più
*jacov* dice: (11:19:46)
carol dice: (11:21:03)
ti stupirò ma la penso molto come lui
*jacov* dice: (11:21:53)
me stupisce semplicemente il fatto che pensi

La possiamo girare in mille modi la questione. La possiamo affrontare partendo da Napoleone e dalla sua teoria che se uccidi un uomo sei un criminale e se ne uccidi un milione un imperatore. Possiamo toccare il Che e il suo iper-infricchettato pensiero sulla rivoluzione e sull’impossibile. Possiamo anche citare Fanny Ardant e il suo pensiero sulla storia italiana di modo che io non sia la donna più stupida ad intervenire nel post. Possiamo parlarne per un monte ore indefinito ma, il punto di partenza qui fa’ la differenza. Vogliamo considerare eroi o diavoli coloro che compiono una prognosi pregressa sui mali minori e ne colgono le note più dolenti, correndo lungo la certezza che, le facce della medaglia alla quale appartengono sono onore e merda tutt’uno?

Giorgia è un progetto che non dovrebbe uscire dal .doc, lo so. E’ il vaso di Pandora che serve da lezione a chiunque stuzzica una cosa complicata, è il cubo colorato che non torna mai, almeno a me. Sono giorni di imbarazzante difficoltà, sono giorni di pulizia e Pasqua non c’entra. Ora la questio che mi domando è se spolverare rimettendo tutto al proprio posto o, tanto che ci sono, fare anche il cambio di stagione. Ebbasta con queste metafore. Ne ho le palle piene dei miei giri di parole per dire cose che penso ma non capisco. Un po’ come … no!!!!!!!!

su le mani!

2008/03/21

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