Open Door e Dublin Well Woman c. Irlanda

2007/09/13

A volte capita, a me spesso. Ho fatto un pensiero che non ho capito ma, che mi ha fatto ri-pensare alla terapeuticità di un blog. Provo a esteriorizzare così io capirò finalmente ciò che volevo pensare e voi avrete un motivo ulteriore per ridere di me.
Mi sto preparando a sostenere l’esame di Diritto Costituzionale Avanzato, il professore ha delineato il programma lungo 100 pagine di un saggio che richiamano 1000 pagine di sentenze emesse dalle varie Corti costituzionali europee, dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte di Lussemburgo. Durante lo svolgimento delle lezioni eravamo chiamati per gruppi di cinque-sei persone a relazionare alcune sentenze affini. Non mi ricordo il motivo per il quale partecipai passivamente al richiamo docente ma, mi sopraggiunge netta la sensazione che, fra le sentenze assegnatemi, una era strana.
Più che strana… contraddittoria.
La sentenza a cui mi riferisco vedeva l’Open Door e la Dublin Well Woman contrapporsi all’Irlanda. Le prime erano enti morali regolarmente registrate che svolgevano attività d’informazione sulla possibilità, per le donne incinte, di abortire nel vicino Regno Unito. Ovviamente queste informazioni riguardavano tanto il che cosa fosse quanto il come poter raggiungere un’ interruzione di gravidanza. Il fatto si svolse in Irlanda, nazione notoriamente cattolica che fa, della propria integrità religiosa, un vanto e fanatismo. L’aborto infatti, ai sensi degl’artt. 58 e 59 della legge del 1981, costituiva un reato e tramite il referendum di due anni più tardi divenne crimine perseguibile al solo stadio del tentativo. Ovvero, nell’ottavo emendamento della Costituzione veniva stabilito che chiunque poteva ottenere degli atti impeditivi: un’ordinanza per le informazioni che venivano così taciute e un’ingiunzione per la donna che si ritenesse momentaneamente migrante verso il Regno Unito allo scopo di interrompere la gravidanza. La parola chiave qui è: ritenesse! Non c’è necessità di certezze ma è sufficiente la presunzione.
L’azione civile venne intentata dalla Society for the Protection of Unborn Children con la pretesa di inibire alla Open Door e alla Dublin Well Woman ogni attività di sostegno e informazione alle puerpere. La High Court emanava un’ordinanza che impediva alle convenute associazioni qualsiasi attività in tale senso. La motivazione rinvenibile in due gradi di giudizio in territorio irlandese fu: il diritto alla libertà d’espressione è implicitamente garantito dalle norme costituzionali ma, non quelle relative all’aborto. Un po’ la vecchia storia del bene primario, del male minore e cose del genere.
La Corte di Strasburgo ritenne che vi fu violazione dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. L’articolo è quello riguardante il diritto a manifestare il proprio pensiero. Mi sembra di aver esposto in maniera chiara il fatto, comunque la sentenza è facilmente rintracciabile.

Pensiero che ritengo giusto esteriorizzare prima di procedere: sono contro l’aborto, il mio… il resto delle persone credo debbano avere possibilità di scelta!

Dunque mi domando: è più ridicola l’Irlanda a non voler “concedere” il diritto d’aborto e a inibire qualsiasi attività informativa o la Corte di Strasburgo che, si è lavata le mani dando il contentino della violazione del diritto di manifestazione del pensiero?
Ora faccio il ragionamento che mi ha portato a dire “ho fatto un pensiero che non ho capito”. In Italia sono vietati i rapporti sessuali tra persone molto maggiorenni e molto minorenni ma, da qualche anno imperversa la piaga del turismo sessuale. L’agenzia di viaggio che organizza tour in Polinesia non potrebbe essere citata in giudizio solo perchè c’è il sospetto che stia preparando una gita a luci rosse? Se l’agenzia di viaggio arrivasse, tra ricorsi e appelli, fino alla Corte di Strasburgo e questa si pronunciasse come nel caso Open Door e Dublin Well Woman c. Irlanda, sarebbe normale?

Ora vedo il filo che muoveva il pensiero. Nel caso vero, cioè quello con sentenza, il diritto d’aborto è un diritto opinabile e, il comportamento della Corte non ha fatto altro che lasciare nell’arretratezza l’Irlanda. La civiltà di un paese si valuta dal grado d’indipendenza che hanno i poteri istituzionali. Io credo che si valuti dalla mancanza di paraocchi e gioghi a cui è sottoposta una popolazione. La Corte avrebbe, potuto richiamare l’Irlanda a “rivedere” la sua posizione non solo di chiusura ma, perfino di dittatura nella quale si è a torto barricata. Se io parlo d’aborto, perchè mi rispondono libertà d’informazione. Forse perchè la motivazione è stata giustificata dalla deduzione che informare non equivale ad interrompere? Non è sufficiente, non in e per una corte che potrebbe giudicare presto su paesi molto diversi da quelli canonici-occidentali! Strasburgo non doveva cercare l’ago in un pagliaio, la funzione della CEDU è superiore, è costituzionalizzare chi ancora non è costituzionalizzato! Lo scopo è elevare non aggirare.

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7 Risposte to “Open Door e Dublin Well Woman c. Irlanda”

  1. Ciao interessante questo punto di vista, però non sono del tutto d’accordo con le tue conclusioni.
    Strasburgo poteva soltanto arrivare dove è arrivato, ha rimesso nei suoi paletti il comportamento boderline dell’irlanda. Se in irlanda c’e’ una legge che vieta l’aborto, non può obbligarla a cambiare nulla. Anzi mi verrebbe da dire che se la legge che proibiva l’aborto riguardava anche la libertà di espressione in materia secondo il comma 2 dell’articolo 10 della CEDU non poteva farci nulla. (guarda il caso inverso di common law nel Sunday Times vs Uk). Il compito del consiglio d’europa è anche quello dunque di interpretare le leggi nazionali e consuetudini del luogo (e dunque particolare impronta cattolica dell’irlanda).
    In una camera poi dove ci si è riuniti a valutare una violazione dell’articolo 10, (secondo principio di legalità, scopo legittimo e necessità) … è difficile pensare di attaccare temi così grandi e diversi.
    E quindi storcio un pò il naso difronte alle tue parole di “Aggirare il problema.” Avendo ben presente anche casi come Lingens contro Austria dove ha obbligato lo stato a tenere in considerazione della differenza tra giudizio di fatto e opinione di valore.

    questo però è solo un mio modesto punto di vista.. anche io ritengo che l’irlanda sia davvero fuori strada!
    buona serata

  2. Ric said

    Il punto secondo sta nella definizione che ne esce. M scrive appunto di differenza tra chiesto e pronunciato, che secondo me è il punto di tutto. La Corte non può influire su una norma costituzionale, ma deve riconoscere uno standard di protezione per tutti i suoi componenti, evidenziando come l’Irlanda pur muovendosi nei propri spazi abbia intrapreso una direzione che porti troppo lontano dal resto delle Parti Contraenti. C’è quindi il detto oltre che il pronunciato! Io non ho letto le altre sentenze a cui si fa riferimento; ma per necessità ne ho studiate molte altre e con la consapevolezza di chi è studente e non praticante la visione della decisione deve esser legata allo sviluppo poi confermato nella sentenza Partito Comunista Turco. Si guardino gli anni e si leggano gli sviluppi.
    Il coraggio richiede anni a volte e l’interpretazione richiede coraggio.

  3. Vale anche per me la condizione di essere studente della cattolica di milano, e quindi ripeto che son solo considerazioni da novizio.

    Cmq concordo Ric, la Corte non può cambiare norme costituzionali , che poi oltretutto dovrebbero essere già compatibili al 100% con la cedu avendola ratificata anni or sono.

  4. modestino said

    Sul fatto che Strasburgo nell’applicare i diritti positivizzati dalla Cedu non poteva fare di più è chiaro, da plaudire anche in considerazione del fatto che Lussemburgo per lo stesso caso non aveva rintracciato violazioni.
    Noti sono anche i motivi per i quali Strasburgo ha le mani legate negli stati aderenti: non ha poteri coercitivi.

    @ Gabriele Barni: “Il compito del consiglio d’europa è anche quello dunque di interpretare le leggi nazionali e consuetudini del luogo…” Il Consiglio d’Europa con Strasburgo non ci spartisce nulla, non sono nella stessa fascia. Il Consiglio ha come referente giurisdizionale la corte di Giustizia di Lussemburgo che in casi limiti ha addirittura promosso la modificazione costituzionale (caso t. kreil c. Germania)

    @ ric: come mai tra tutte le sentenze che conosciamo tanto bene quella del partito unificato di turchia contro turchia hai tirato fuori? la sentenza Louzidou non era sufficiente?

  5. Ric said

    Louzidou rappresenta il punto di partenza, Partito Comunista Turco è la direzione. E poi che vuoi, al cuor non si comanda!

  6. @ Modestino: guarda che stai facendo una grande confusione, la Corte che citi tu che ha analizzato il caso Opendoor risiede a strasburgo, ed è strettamente sorvegliata dal comitato dei ministri entrambi organi del Consiglio d’Europa.

    per maggiori info consulta direttamente il sito del consiglio d’europa: http://www.coe.int/T/I/Corte_europea_dei_Diritti_dell'Uomo/ punto 13.

    A Lussemburgo c’e’ la Corte dell’unione europea (che è una cosa molto diversa) in primis non si può far ricorso così semplicemente, e non ha funzioni giuridichi sussidiarie.

    Quindi OpenDoor si è rivolto alla funzione giuridica del Consiglio D’Europa e non all’Unione Europea…

  7. modestino said

    Credevo tu alludessi al Consiglio dell’Unione Europea organo UE molto più attivo e conosciuto di quello da te nominato.
    E’ ovvio che la sentenza da me commentata sia stata emessa dalla corte di Strasburgo e ti ringrazio per la tua ulterione e poco utile precisazione.
    Quando scrivo “Lussemburgo per lo stesso caso non aveva rintracciato violazioni” è perchè aveva conosciuto della questione medesima sollevata dalla The Society for the Protection of Unborn Children Ireland decidendola con sentenza del 4.10.1991

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