Grandi invenzioni

2007/07/16

Capita a volte di ascoltare il telegiornale e capita di ripensare a ciò che si ascoltato,  tanto più se lo si è fatto di sfuggita.

Il procuratore capo di Bologna (credo in quanto la mia era un’ ipersfuggita) oggi parlava dell’importanza che passa tra il dolo eventuale e la colpa cosciente. Temo che l’italiano medio ignori la differenza che io, da brava studentessa di giurisprudenza, mi sono andata a riguardare nel manuale di diritto penale.

Dolo eventuale consiste “… nell’accettazione del rischio. Quando l’agente ha accettato la possibilità dell’evento, sia pure come risultato accessorio rispetto allo scopo dell sua condotta, si può affermare che esso è voluto.” Nel caso opposto ricorre invece la colpa cosciente “caratterizzata dalla previsione dell’evento ma, sul presupposto  che questo non sia voluto.”

Potranno dirci mille cose ma:

1) la differenza tra colpa cosciente e dolo eventuale è utilissima soprattutto in applicazione della pena, la prima è meno punita;

2) il tutto si riduce a una riserva mentale e alla riuscita della sua prova.

Che dire se dovesse poi passare quel disegno di legge che prevede l’arresto immediato per i reati compiuti con dolo eventuale mentre per quelli con colpa cosciente si rinvierebbe alla discrezionalità del pm e giudice?

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Lunedì

2007/07/16

Oggi è un grande lunedì.

Sono due settimane che mi sono operata, sto uscendo a fare due passi con Ginevra, ricomincio a studiare.

Ditemi voi se questa non è vita.

(L)Abilità

2007/07/13

Mi riferisco al D.M. 7 marzo 2007 n.45.

Punti salienti:

1) All’art. 2 si evince come vi è un’iscrizione, automatica e coatta a carico dei dipendenti pubblici dipendenti in servizio ed ai pensionati, alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali.

2) Obbligo di versamento dei contributi nella misura dello 0,35% della retribuzione contributiva o 0,15% della pensione percepita;

3) Tale obbligo decorrerebbe dal mese successivo alla scadenza dei sei mesi utili per dichiarare: “No grazie non voglio che tu mi prelevi senza il mio consenso ma solo in base al mio silenzio”.

Eccolo qui il punto.

Nel momentoin cui la prima trattenuta viene prelevata sull’imponibile (pensione o retribuzione) ci sono sei mesi per recedere e se il malcapitato non si affretta ad avvertire l’inpdap la tassazione coatta sarà perenne e irreversibile.

Questo decreto colpisce:

– lavoratori dipendenti che, hanno un contratto a tempo indeterminato e possono effettivamente accedere ai mutui a tasso agevolato erogabili dall’ inpdap;

– lavoratori precari, cioè quelli che hanno un contratto di lavoro a tempo determinato e che non possono accedere a nessun tipo di beneficio delle prestazioni creditizie e sociali. In parole ancora più povere il lavoratore dipendente pubblico precario, nel caso in cui non sfrutti il termine di sei mesi per recedere dall’ iscrizione, si vedrà decurtato il proprio temporaneo stipendio dello 0,35%.

La cosa che mi manda in bestia però sono i tempi. I sei mesi per recedere partono da marzo… finiscono dunque a settembre… coprono un periodo in cui l’italiano medio pensa solo alle vacanze e se ne frega di tagli e manovre.

Colmi

2007/07/12

Lo sapete qual’è il colmo per un padre e una figlia che hanno avuto un incidente di moto 15 giorni fà?

Guardare in tv Torque e chiamare un numero trovato su Cerco & Trovo per acquistare una moto!

Il suo vero primo nome è un altro, questo è il soprannome con il quale mi venne presentato circa cinque anni fà. I miei genitori infatti, hanno sempre fatto in modo che io e lopezcamilla rifuggissimo da parenti, tradizioni e rituali. Tornando al discorso madre, lo conobbi ad un raduno di moto d’epoca e si presentò come mio zio. Sgomento.

160 cm. vestiti come Frank Poncharello, un saltellio continuo, una meticolosità che rasenta l’orticaria alle palle femminili (figuriamoci le maschili), delle manine piccole e pelose e dulcis in fundo montava una Lambretta che sembrava una bomboniera, le mancavano solo i centrini all’uncinetto per la raccolta delle perdite d’olio.

La sua particolarità però sta’ nella pettinatura, taglio di capelli, acconciatura, messa in piega che dir si voglia.  La chioma riccia, sale e pepe si dipana così: una frangia a ventaglio, para e precisa a quattro dita dalle sopracciglia, una nuca nella parte superiore calva e un dietro lungo e squadrato fino al collo che me lo fece presentare così: “Il suo nome e Battilarda”.

Il perugino la battilarda è un tagliere che serve per tritare il lardo (grasso necessitante a una più grassa e saporita cucina) con le spezie aromatiche quali finocchio selvatico, rosmarino, salvia ecc.

Bene, oggi mi viene a trovare in mia convalescenza. Premetto per chi non lo sapesse che la settimana scorsa ho subito un  intervento al femore e trasfuso cinque sacche di sangue. Entra saltanto, mi guarda e dice: “Cocca mia che colaraccio che c’hai… Ma che t’hanno rimandato a fare dall’ospedale?”. Io che, non sapendo se sputargli nell’occhio o mandarlo a ‘fanculo, taccio… con questo coloraccio non sarei mai riuscita a centrare l’occhio e avrei rischiato di sprecare saliva.

Battilarda guida una Fiat 128 sport rossa con banda opaca nera al centro. Nel cruscotto “di tutto e di più che non si sa mai”. Forbici, cerotti, corde, aghi, manuali di sopravvivenza, agenda telefonica, 7 caricabatteria (e non ha il cellulare)… per fortuna niente preservativi, significherà che non fa’ sesso!  Attaccato allo specchietto retrovisore centrale un coniglietto imbalsamato, i sedili di pelle nera lucida come quella di un sudafricano a mezzogiorno, il portabagagliaio un divano con mille plaid… lì per un attimo ho ripensato alla copulazione di Battilarda ma, l’ho esclusa subito dalla pulizia di quelle coperte.

Nel suo genere è un personaggio, mite e generoso nell’ambiente familiare, al di fuori sembra scemo. So che non gioverà a nessuno questa descrizione ma, sono a letto e m’annoio, non mi va di pensare e provate voi che vuol dire averlo per zio.

Sono in convalescenza e le persone che mi circondano credono di darmi nuovi stimoli facendomi guardare la TV.

Stamattina in televisione davano questo film: “Pantaloncini a tutto gas” ovvero il racconto di un bimbo che aveva un “dono”… Scoreggiare come nessuno mai.

Patrick Smash veniva denigrato da tutti: a scuola lo sfottevano, a casa lo evitavano e la sua unica amicizia era  quella di Alan ovvero, un giovane bambino inventore. Quest’ultimo inventò per l’amico scoreggione un tipo di pantaloncini che riuscivano a ridurre le emissioni di gas puzzolenti. Da qui la sorte cominciò a girare nel senso della fortuna per i due sfigati, la Nasa li accolse nel più ampio spirito statunitense. Patrick riuscì a diventare un astronauta che muoveva la navicella spaziale con le sue scoregge.

La morale è:

a) se scoreggi tanto diventi astronauta;

b) non devo più guardare film di prima mattina;

c) a liberarsi dai “pesi” ci si guadagna sempre.

Avrei bisogno di scrivere qualcosa, quantomeno per distrarmi, ritrovare un’abitudine, fisioterapizzare una mano che fa’ le bizze.

E invece, il panorama politico è deprimente e sparargli addosso sarebbe come farlo addosso ad un tipo che sta’ cagando.

I qualunquismi non sono ben accetti in questo periodo, tutti dicono che devo trovare fonti nuove dalle quali attingere.

Le vicende personali sono, più o meno, a tutti note.

Oggi speriamo che questo post sia di sblocco.

Da domani torno incancarita, oggi sono sul modello riorganizzazione post scissione con consegunte necessità di fusione.