Abitudine al pianto

2007/06/11

Ci sono delle cose alle quali non mi abituerò mai. Probabilmente alla mia età sono molte e con l’andare del tempo andranno scemando come la curiosità. Ancora più probabilmente va fatta una distinzione. La dicotomia si realizza intorno all’incomprensibile e l’inaccettabile, quest’ultimo ha il vantaggio di essere stato compreso. Inaccettabile a sua volta credo sia una condizione “tiepida”, cioè non collocabile ne positivamente ne negativamente senza un’aggettivazione servente. Inaccettabile è zero: buono, bello e migliore sono positivi; brutto, cattivo e pessimo sono negativi. Il mio termometro si muove al variare della reazione e del sentimento che suscitano in me gli eventi e le persone. Fatto il cappello del mio piccolo tema passo ad illustrarne il corpo. Inaccettabile in senso positivo è l’altruismo in un mondo fatto di molte persone egoiste, l’amore non meritato e la vita di alcune persone. Inaccettabile in senso negativo è il pianto. Smisi di piangere con regolarità quando capii che era inutile, che non mi avrebbe dato alcun tipo di giovamento e quando mi dissero che solo i matti piangevano. Inaccettabile in senso ancora più negativo è il pianto altrui relazionato alla mia impotenza, all’incapacità di trasmettere sicurezza e liberazione, all’impossibilità di assicurare futuro e esiti migliori scevri dalle lacrime. La stessa condizione del pianto ha però in se un pregresso di cui tenere conto; se conoscibile da chi osserva piangere va tenuto in considerazione mentre, nel caso in cui se ne conosca solo ipoteticamente la possibilità, va valutato come fattore di scarto. Il pianto come fenomeno emotivo è puramente umano, non è indice di sensibilità maggiore e non qualifica colui che lo compie. Passo alle conclusioni. Da come descritto il pianto è inutile ma, provocando in me tanti pensieri ha (forse) un peso maggiore di quello che io gli voglia riconoscere. Il pianto è dolore di chi lo esprime per altrettanto dolore, è lacerante per chi vi assiste impotente ma “volente”.

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3 Risposte to “Abitudine al pianto”

  1. Zarathos said

    Non ci si abitua mai al pianto.

  2. Bunner said

    Credo anch’io che non ci si possa abituare al pianto; Si può accettare che a volte c’è… ma più che altro è solo l’evidenza!

  3. modestino said

    Secondo me la bravura sta’ nel saper piangere, nel lacrimare al momento giusto per finire in quello esatto. Abbastanza meta?

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