Berlinguer e il Professore

2007/06/04

Il sabato si sa’… è giornata di mercato per noi donne.
La tappa fissa è il banco dei libri usati dove con 5 Euro godo una settimana.
Scegliere i libri usati è difficile, è come quando scegli il cocomero… lo devi toccare, sentirne il profumo, vagliarne i peso specifico e… affidarti al caso.
I titoli sono miei, i pezzi del libro “Berlinguer e il Professore”, Anonimo, Milano, 1975.

Il professore e il problema delle percentuali
“E la verità, purtroppo, è questa: in quel remoto gennaio del 1980 il Professore era insieme l’uomo più importante d’Italia e l’uomo più inviso agli italiani. Secondo l’ultimo sondaggio Doxa da lui stesso ordinato, l’indice di esecrazione nei suoi riguardi aveva raggiunto l’82%, contro il 13% di coloro che lo odiavano e il 5% di quelli che si limitavano soltanto a detestarlo. Le ragioni di questa diffusa impopolarità erano molte. I partiti e i movimenti di sinistra consideravano il Professore come il simbolo dell’arroganza del potere. Gli amici democristiani lo giudicavano ormai un vecchio indisponente e presuntuoso. Ma i primi non giudicavano conveniente abbatterlo, convinti com’erano che senza di lui sarebbe stato difficile far convergere verso un solo obiettivo la collera popolare. Gli altri, tutti d’accordo nell’estrometterlo, non riuscivano a intendersi sul nome di chi avrebbe dovuto sostituirlo.
Il professore e i contestatori
“I guardiani stavano davvero dall’altra parte della strada, ad ammirare ventidue ragazzini che giocavano al pallone. Colti di sorpresa essi si limitarono a brandire i pugni in aria e a lanciare qualche imprecazione che naturalmente il Professore non raccolse e che forse nemmeno comprese.”
Il Professore e i Sindacati
“…i venti ministri e il Professore, invece di scambiare ancora quattro chiacchere sulla soia e andarsene ciascuno per proprio conto tornarono in sala da pranzo e si chiusero la porta dietro le spalle. E questa era una decisione che non era stata affatto concordata con i sindacati. Una decisione anzi, che i sindacati non avevano affatto previsto.”
Il Professore e le elezioni amministrative
“Il Professore scelse proprio la strada peggiore. L’insuccesso di quella battaglia, e le bastonate prese dal Partito nelle elezioni locali dei mesi successivi, lo consigliarono tuttavia a una prudenza maggiore. ”
Il Professore e le elezioni con rischio fattore B.
“Ma il Professore si disse di diverso avviso. <<Purtroppo>> esclamò <<avete ragione entrambi. E’ nel giusto tanto chi sostiene che una sortita elettorale sarebbe ormai pazzia, quanto chi afferma che è troppo tardi per firmare il compromesso storico. Le elezioni sono infatti vicine, e a Berlinguer non conviene più pagare oggi quel potere che avrà gratis domani.>>”
Il Professore e quello che mi aspetto io da un Governo di Sinistra.
“<<Vede Professore, ogni vero intervento rivoluzionario, ogni efficace ribaltamento di un sistema, richiede interventi brutali e dolorosi nel vivo di un tessuto sociale. La sospensione dei diritti civili, l’eliminazione dei dissenzienti, la soppressione dell’autonomia sindacale, la disciplina della stampa, il rafforzamento della polizia, la istituzione di campi di lavoro per coloro che, drogati dall’anarchia, hanno perduto ogni volontà e ogni capacità di lavorare, non sono tragici errori, come anche noi dobbiamo affermare nei nostri comizi. Purtroppo, sono decisioni inevitabili, ogni volta che si verificano certe circostanze, ogni volta che un regime non tiene più e non è stato ancora possibile edificarne uno nuovo>>”
Modestino chiede: “A triginta ferme, fieri potest ut historia rerum publicarum Italiae immutata sit?

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5 Risposte to “Berlinguer e il Professore”

  1. Bunner said

    A quanto pare nel nostro Paese i professori in politica sono sempre andati di moda, mantenendo costante il loro strano rapporto con le percentuali!

    Tra i brani che Modestino ha scelto mi incuriosiscono molto sia la versione storica del fattore B… riadattata per l’occasione, ma forse non proprio calzante per la “statura” del personaggio, sia la constatazione che aspettarsi qualcosa di rivoluzionario come riportato nel brano da un sinistroiede di oggi..
    è Tempo perso, almeno per ora.
    Per fortuna!

  2. modestino said

    a lasciarmi perplessa è la costanza, l’immutabilità, la tendenza alla quasi assoluta staticità…
    Sul retro del libro c’è scritto questo:”Anch’io, assieme a tutti gli italiani, mi sono spesso domandato come andrà a finire. Pensando e ripensando, mi sono accorto che con l’analisi politica non riuscivo a trovere nessuna logica soluzione alla crisi in cui siamo sprofondati, e che il metodo meno irrazionale per soddisfare la mia curiosità consisteva nel fantasticare. Per questo mi sono messo nei panni di un segretario di Fanfani che nel duemila si decide a raccontare tutto”.
    Il libro è stato scritto nel 1975… noi viviamo nel 2007!!! Eccheppalle ‘sti politici!

  3. Odla said

    Credo che una buona politica che abbia come fine quello di portare efficacia ed efficienza ad uno stato come quello italiano possa essere fatta solo da manager….in Italia dobbiamo renderci conto che tutti quelli che stanno in politica sono messi lì da qualcuno e non sono lì per meriti individuali….è giunta l’ora che la politica segua l’esempio delle aziende private….bisogna dare incarichi a scadenza a menager che per rimanere al potere devono portare dei risultati costantemente monitorabili dai cittadini…non possiamo più permetterci questa politica dei compromessi e dei furbetti

  4. Ted Striker said

    Il fatto che molti temi nella politica italiana ricorrano a ondate più o meno lunghe credo sia un dato di fatto.
    Questo perchè solitamente indipendentemente da chi sia al governo, se ladri semplici o mafiosi, al popolino di sicuro non interessa.
    Battaglie vere in italia non sono mai state combattute e si è sempre accettata la dominazione, straniera o meno, come veniva.
    Allo stesso modo oggi si accetta la dominazione parlamentare così com’è, dando uno sguardo ogni tanto ma concentrandosi su quello che si ha e come poterlo mantenere. Quindi, perchè rischiare di mettere in gioco qualcosa che puoi perdere? Questa è la domanda dell’italiano medio, anzi, non se la pone proprio perchè la considera retorica.
    Se democrazia significa anche che è il popolo a scegliere, beh allora non ci si può lamentare, perchè il popolo sceglie di fregarsene e accettare tutto questo, al massimo possiamo schierarci dalla parte dei dissidenti, accettando il ruolo impostoci dalla stoltezza altrui.
    Come diceva Brecht “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti i posti erano occupati”

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