Il 27 giugno del 2007, nelle prime ore della mattina feci 100 vasche in un’ora. La tavoletta nelle braccia per far delle mie gambe un unico fuso.
Ieri sera la seduta si era chiusa con lui che mi invitava ad andare anche oggi e io che gli dicevo che preferivo andarmene in piscina. Infatti ci sono andata.
Sono un’esperta nel far funzionare i ferri vecchi. Lo facevo con le moto, lo faccio con quelli che ho dentro la gamba. Li abilito a non avere nulla da invidiare a quelli nuovi.
Entro in vasca, il costume olimpionico nero e la cuffia in silicone mentono e sanno di mentire. Ma oggi, finalmente non sono uno spreco. Oggi mi do l’obiettivo di quaranta vasche a/con tavoletta e poi tutti a fare la doccia che mi aspetta il prof. in facoltà.
Vasca 17 ad andare in la, tento la rana ma sembro un rospo. Nel piccolo spalto c’è una blondi che aspetta il compagno che si dimena nella vasca vicino alla mia. Lei è piccola, patinata e (forse) a detta di molti anche figa il giusto. Lui di figo ha solo la cuffia e la bracciata liscia, per il resto fa tutto il suo 740.
Capisco che c’è qualcosa che va alla trentottesima vasca in quindici minuti. Mi decido di provare a forzare i tempi, il fiato e la misura del rispetto per il mio corpo.
Ottanta in trenta minuti ma, ora so che ho esagerato. So che il servizio è mio e manca solo l’ultima tazzina ma il caffè non ce lo faccio proprio a berlo. Mi attacco alla spalliera unipersonale sotto al trampolino e tiro i muscoli. I muscoli ci sono, i polmoni intaccatissimi dalle sigarette e pigrizia di 10 mesi anche. “Il caffè ora lo prendo volentieri, grazie.”
Ci sono anche io, vasca 100 a tornare in qua. La blondi si alza e non celebra con me le mie centodue vasche fatte a sfregio di un successo passato per il quale non avevo nemmeno sofferto.
Oggi non le 102 vasche a/con tavoletta non sono per un unico fuso ma, il risultato di due palle quadrate che fanno impallidire il cubo di un binomio.
Rientro nello spogliatoio, mi doccio e comincio ad asciugare i capelli, lo specchio davanti a me mi riflette il passato e il presente. E l’idea orami è pensata, non la posso ricacciare nel gomitolo della confusione. C’è un giorno per tutto.