Archivi Categorie: tratto da una storia vera

Lui: “gim via domenica?”
io: “sì, gimoce. Che dicemo ta la mamma?”
lui: “A, tu organizzete per te. E non prova’ a diglie che se con me.”
Io: “e perché?”
Lui: “Perché sennò me rompe l’cazzo!”
Io: “ma scusa, la mamma mia è la moglie tua. Dov’è l’problema?”
Lui: “A c’arfè? Te l’ho d’arpete tutte le volte?

Lui: “Caroli, te consuma la macchina?”
Io: “Abbastanza ma tanto faccio sessanta di velocità massima!”
Lui: “Ma che cazzo c’entra, se c’arrivi al mare te consuma uguale!”

Il 27 giugno del 2007, nelle prime ore della mattina feci 100 vasche in un’ora. La tavoletta nelle braccia per far delle mie gambe un unico fuso.

Ieri sera la seduta si era chiusa con lui che mi invitava ad andare anche oggi e io che gli dicevo che preferivo andarmene in piscina. Infatti ci sono andata.

Sono un’esperta nel far funzionare i ferri vecchi. Lo facevo con le moto, lo faccio con quelli che ho dentro la gamba. Li abilito a non avere nulla da invidiare a quelli nuovi.

Entro in vasca, il costume olimpionico nero e la cuffia in silicone mentono e sanno di mentire. Ma oggi, finalmente non sono uno spreco. Oggi mi do l’obiettivo di quaranta vasche a/con tavoletta e poi tutti a fare la doccia che mi aspetta il prof. in facoltà.

Vasca 17 ad andare in la, tento la rana ma sembro un rospo. Nel piccolo spalto c’è una blondi che aspetta il compagno che si dimena nella vasca vicino alla mia. Lei è piccola, patinata e (forse) a detta di molti anche figa il giusto. Lui di figo ha solo la cuffia e la bracciata liscia, per il resto fa tutto il suo 740.

Capisco che c’è qualcosa che va alla trentottesima vasca in quindici minuti. Mi decido di provare a forzare i tempi, il fiato e la misura del rispetto per il mio corpo.

Ottanta in trenta minuti ma, ora so che ho esagerato. So che il servizio è mio e manca solo l’ultima tazzina ma il caffè non ce lo faccio proprio a berlo. Mi attacco alla spalliera unipersonale sotto al trampolino e tiro i muscoli. I muscoli ci sono, i polmoni intaccatissimi dalle sigarette e pigrizia di 10 mesi anche. “Il caffè ora lo prendo volentieri, grazie.”

Ci sono anche io, vasca 100 a tornare in qua. La blondi si alza e non celebra con me le mie centodue vasche fatte a sfregio di un successo passato per il quale non avevo nemmeno sofferto.

Oggi non le 102 vasche a/con tavoletta non sono per un unico fuso ma, il risultato di due palle quadrate che fanno impallidire il cubo di un binomio.

Rientro nello spogliatoio, mi doccio e comincio ad asciugare i capelli, lo specchio davanti a me mi riflette il passato e il presente. E l’idea orami è pensata, non la posso ricacciare nel gomitolo della confusione. C’è un giorno per tutto.

carol dice: (00:22:01)
il bello è che meno dormo meno ho sonno
carol dice: (00:22:25)
in compenso bevo 3 lt di caffè al giorno e fumo un pacchetto di sigarette ogni uno e mezzo
[c=#7E0C0F]Marco non[/c] dice: (00:25:0 8)
c’è sempre tempo per rimettersi in forma, e poi quando morirai potrai dormire quanto vuoi
carol dice: (00:25:22)
è quello che mi dico io
carol dice: (00:25:50)
ma secondo te è feroce la possibilità di usufruire della morte come vacanza post vita?
[c=#7E0C0F]Marco non[/c] dice: (00:26:21)
al massimo un pò drastico
carol dice: (00:26:50)
quantifica la drasticità!!
[c=#7E0C0F]Marco non[/c] dice: (00:28:04)
come piazzare una bomba in parlamento perchè non ti piacciono i programmi ellettorali di entrambi gli schieramenti

Al tavolo, ore 13:15, manca un quarto d’ora alla chiusura della biblioteca che riapre solo alle tre.

Ric: ”Andiamo a pranzo da Faliero?”

Io e Adele: ”Non ce la facciamo ad essere qui per le tre!”

Francesco: ”Ma lascia perde’ le tre, il peggio è la boccia di vino che ci bevremmo”

Giulio (quasi cinque anni) è appena sveglio, si siede al tavolo nel quale io e Ric cerchiamo di produrre idee che verranno bannate non più tardi di mercoledì.

Giulio (quasi cinque anni): Ma di chi è questo libricino (edizione minor del c.p.c.)?

Ric: non toccarlo, è un vangelo apocrifo, l’ha scritto il quinto evangelista…il Chiovenda!

io: Ho scelto la tolleranza zero… non mangio più, niente di niente. Secondo te ce la posso fare, cioè conosci qualcuno che ce l’ha fatta??

Ric: come no, Gesù per quaranta giorni nel deserto

io: pensavo rispondessi Pannella!

… nella quale gli comunicavo la terza “genialata” mi risponde…

“Carolì ma che stè a fà: fantatesi???”

… e lo chiamerò con il suo vero nome: Adele.

Adele è una simpatica perugina e già la cosa è straordinaria. Oggi a pranzo ha dato il meglio di se, non so se la cocacola era particolarmente champagne, se le patatine che abbiamo diviso erano particolarmente salate ma, il colloquio, è degenerato. Il tutto davanti al dirimpettio, il ragazzo con le timberland ai piedi e la cbr in mezzo alle gambe…

Io: Posto che Michele secondo me ci fa bene ma non c’è, Marco, secondo te che tipo è??

Lei (voltandosi verso Marco che era due tavoli dietro al nostro): Nono, Marco c’è…

Io: Come Dio??

Lei: No, lui di più, l’abbiamo visto vivo davanti a noi!

In fondo alla via di casa vi abita un signore che avrà non meno di settat’anni, è magro, piccolo e con i capelli brizzolati. Io credo sia in pensione e che nella vita abbia fatto un lavoro di fatica, probabilmente il camionista. Per me il camionista è un lavoro di fatica. Credo che coltivasse un sogno, quello di comprarsi “il” cane ovvero un pastore tedesco. Mi ricordo che, già prima del mio incidente, io passeggiavo con Ginevra e lui stava sempre sull’orto di casa ad addestrare questo suo cane. Ginevra invece non è mai stata addestrata, non ha mai capito cosa significasse “riportami” “prendi” e cose del genere. Circa un anno fa ha avuto un ictus ed è rimasta paralizzata per un mese, nel quale io sola ho creduto che sarebbe tornata a camminare. Ora cammina ma, gli scatti, quelli da boxer irruento appartengono ai fasti del passato. Ebbene, per tornare al signore con il pastore tedesco, mi ricordo di non averlo mai visto dare una sculacciata al cane ne strillargli addosso. L’ho visto sempre paziente di pazienza, cosa che non sono mai stata io con Ginevra. L’ho visto fargli fare le stesse cose anche per venti volte tutte di fila ma, mai perdere la pazienza. Questa mattina io e Ginevra siamo uscite a fare una passeggiata. Da quando si è invecchiata non pensa più ad allontanarsi e non c’è bisogno che io la richiami in alcun modo per questo mi esimo dal portare via collare e guinzaglio quando usciamo. Cammino sul marciapiede e lei dietro, scendo dal marciapiede per evitare lampioni e cassonetti e lei dietro senza variare di un solo centimetro il percorso ideale da me compiuto qualche momento prima. Arrivate all’altezza dell’abitazione del signore e del cane ho notato che il cancello era aperto e, i due erano come sempre insieme ma, non a fare addestramento, semplicemente innaffiavano l’orto. Noi siamo passate una volta e un’altra ancora, Ginevra non si è accorta nemmeno del pastore tedesco. Lui invece la guardava ansioso di ricevere il permesso, che non è arrivato, a saltare la ringhiera. Anzi, nonostante la ringhiera fosse lunga una cinquantina dei miei passi, esso si è arrestato a non più di cinque metri dal padrone e ci guardava mentre ci allontanavamo. Probabilmente sapeva che se avesse infranto quella distanza immaginaria avrebbe deluso il padrone, avrebbe preso una sculacciata. Più semplicemte sapeva che il gioco non valeva la candela. Sempre nel mentre che tornavamo da dove eravamo partite siamo incappate in una fila di bambini molto disordinata capitanata da un’isterica maestra. I boxer ispirano bonarietà ai bambini e Ginevra non fa eccezione anzi, essa stessa è gioco. Non appena il primo dei nani si è accorto del cane ha cominciato a urlare ed eccitarsi facendoci notare ad ogni bambino. La fila disordinata in meno di un minuto era diventata inesistente. La maestra isterica ha urlato fortissimo due o tre nomi e poi, per farmi notare che ero in fallo ha detto a voce alta che i cani grandi si portano al giunzaglio. Come potevo spiegarle che il mio grande cane per decidere di fare cinquanta metri e poi compierli effettivamente, ci mette il doppio di me che non corro?

Allora, è scattato il paragone. Il cane non si muove e i bambini si. Il cane avrà un anno, al massimo un anno e mezzo ma non disubbedisce e i bambini della scuola materna si. Ma il cane di un anno ha in proporzione più di quattro anni che presumibilmente avevano quei bambini. Ma il cane incarna perfettamente la teoria utopica che vuole il deterrente della pena talmente tanto scoraggiante da influenzare una condotta delinquente. Cioè il gioco non vale la candela ovvero, non ti ruberò mai una caramella perchè altrimenti vedrò la mia mano attaccata in Corso Vannucci ma, staccata dal mio polso. Il cane sa’ perfettamente che se oltrepassa quei cinque metri verrà punito, il bambino si può permettere di rompere la fila perchè al massimo incorrerà in una sgridata.

Il cane e il bambino sono due esempi di due differenti stati.