Plurale maièstato
Pubblicato su qualunquismi il Maggio 5, 2008 da modestino“Ma questa è una mulattiera bianca”
“Si ma, tranquillo, c’ha le buche”
“Ma questa è una mulattiera bianca”
“Si ma, tranquillo, c’ha le buche”
Sto sconvolta. Cercavo di capire chi fosse stato il genio sotto la cui presidenza la legge T.A.R. aveva trovato la luce. Ho digitato in google “presidente del consiglio cronologia”. Ma sai che ad entrare in tutte le biografie di questi ti rendi conto di non aver capito un cazzo nella vita? Chi per un motivo, chi per un altro! Chi lo capisco benissimo, e chi cazzo me lo “fafare” di capirlo!
E non per chi muore sul lavoro ma, per chi vive sulle disgrazie!
… Ferrara scassa i coglioni con la moratoria sull’aborto che è un reato morale e non si preoccupa di far scrivere sul “Foglio” uno che un reato vero-serio-reale l’ha compiuto veramente?
Dietro un grande uomo si sa’… ci sta’ sempre una grande donna! E che donna, e chissenefrega se in Italia abbiamo il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, e chissenefrega se tutte le testate giornalistiche e i blog più politicamente attivi danno dettagli e notizie, e chissenefrega se l’unico che c’aveva avvertito s’è visto bello bello farsi soffiare la poltrona. Echissenefrega se la settimana era cominciata diversamente, con il Pupo Bianco che voleva ingerirsi in una pura università che è ben al di fuori dei giochi di potere, chissenefrega se qualsiasi onesto politico si era indignato per la sfumata visita. E chissenefrega se Mastella come Ratzinger sono indifendibili!
Il consiglio della giornata è questo: qualsiasi cosa leggiate in giornata sull’argomento metteteci un bel pezzo in sottofondo e chissenefrega se non coadiuva alla digestione della realtà, sicuramente aiuta lo spirito!
“Onorevoli Colleghi! - I dati agghiaccianti contenuti nella relazione governativa sullo stato della pubblica amministrazione trasmessa al Parlamento in data 4 novembre 1996 confermano pienamente e forse, purtroppo, superano le più pessimistiche valutazioni sull’entità del fenomeno dell’assenteismo nel settore pubblico. Come definire altrimenti il numero davvero incredibile di 55.000.000 di giorni di assenze sul lavoro toccato nel 1994 e del milione e mezzo di giorni lavorativi che, nell’anno successivo, i dipendenti pubblici hanno “saltato” grazie a permessi sindacali? Il conto economico di tutto ciò è presto fatto, perché si può agevolmente calcolare che, con simili tassi di assenteismo, i dipendenti pubblici italiani hanno accumulato la bellezza (si fa per dire) di circa 17 giorni di vacanza, corrispondenti a tre ore settimanali: una “settimana breve” acquisita surrettiziamente a carico dell’erario! Nel momento in cui il Paese è impegnato in un tentativo disperato di raddrizzare i conti pubblici per riuscire a porsi in regola con le severe prescrizioni previste dagli Accordi di Maastricht, tollerare ulteriormente una simile situazione sarebbe del tutto irresponsabile.
Coperture partitiche e sindacali, coniugate ad una “cultura” che è l’esatta antitesi della moderna concezione della pubblica amministrazione, quale modello di efficienza e di produttività, hanno consentito e minacciano di consentire ancora a lungo la prosecuzione di questi comportamenti.
L’insufficienza di adeguati controlli è sicuramente una delle cause scatenanti dell’assenteismo generalizzato, con punte record (2.000.0000 di giorni di assenza) nel settore dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale e in quello dei burocrati ministeriali (4.500.000 di giornate di assenza) ma ciò che deve ulteriormente allarmare è la difficoltà, che la stessa relazione governativa è costretta ad ammettere, nell’ottenere dalla generalità delle pubbliche amministrazioni i dati richiesti sul fenomeno dell’assenteismo.
Un capitolo a parte, non meno rappresentativo del lassismo imperante in questo settore cruciale, è quello relativo all’entità, paragonabile a un vero e proprio esercito, dei dipendenti pubblici che usufruiscono di permessi sindacali: sono esattamente 76.738! Il cumulo dei giorni lavorativi da essi utilizzati per aspettativa o distacco sindacale nel solo 1995 arriva quasi a circa 900.000 giorni lavorativi di cui 237.196 nei Ministeri, 161.000 nelle regioni e 102.000 nella sanità.
E’ veramente difficile immaginare una situazione simile presso le pubbliche amministrazioni dei nostri partner europei, dai quali come tutti ben sappiamo, la pubblica amministrazione italiana - caratterizzata da inefficienza, improduttività, burocratismo ottuso ed esasperato e assenteismo dilagante - è considerata lo specchio di una Repubblica fondata non già, come recita la Costituzione, sul lavoro, ma sul ministeriale “dolcefarniente”.
Questa situazione, che crediamo di non aver dipinto con tinte esagerate, si ripercuote purtroppo sulla generalità dell’utenza in termini di sportelli chiusi, ritardi, code esasperanti e, conseguentemente, costi salati specie sulle attività produttive che, direttamente o indirettamente, sono costrette a rivolgersi, loro malgrado, alla pubblica amministrazione italiana.”
Testo introduttivo alla proposta di legge
presentata l’8 novembre 1996
su iniziativa dei deputati
Borghezio, Alborghetti, Ballaman, Balocchi ecc…
Modestino la pensa come Borghezio, Alborghetti, Ballaman, Balocchi ecc…
Tipica espressione perugina che significa: Spendendo e spandendo, le riserve economiche finiscono anche a chi ne dispone in maniera esagerata!
Lo spunto stamattina l’ho preso da qui!
L’argomento non è nuovo ma, sfruttato e battuto, sentito e lavorato… Coppie di fatto, convivenza, famiglie di serie “B” che dir si voglia prescindendo da valutazioni a favore o contrarie. Prendendo simil formula matematica il dato, con il fenomeno rappresentato dalla lettera X ne accertiamo l’esistenza. Nel nostro ordinamento giuridico X esiste dal lontano 27.10.1918 che prevedeva nel d.l. 1726 la possibilità di “girare” la pensione di guerra al coniuge, promesso sposo e convivente more uxorio.
Da allora legislazione e giurisprudenza non hanno fatto altro che convalidare e asserire la validità del fenomeno tratteggiandolo e caratterizzandolo con elementi fondamentali quali: stabilità del legame e assenza del contratto matrimoniale. Gli esempi per quanto riguarda il legislatore sono:
- D.p.r. n. 136 del 31.01.1958 con il quale si da valenza di legame tanto alla famiglia regolarmente iscritta nel registro dell’anagrafe quanto a quella che si basa sulla condivisione di affetto e reddito;
- L. n. 405/1975 che istituendo i consultori familiari dava la possibilità di usufruirne anche alle coppie di fatto;
- L. n. 184/1983 che prevede l’ipotesi di adozione da parte di chi non ha contratto il voncolo del matrimonio;
Non per ultimo è previsto nell’ordinamento parlamentare l’esperimento di infiniti privilegi, dal diritto di subentro in contratti locativi al diritto all’assistenza sanitaria. Ciò porta ad affermare e sostenere l’equiparazioni dei conviventi dei parlamentari ai coniugi.
Dal punto di vista giurisprudenziale la situazione si spinge ancora più avanti dando tutela a quelle convivenze che non appaiano saltuarie (non si parla nemmeno più di necessitante stabilità) e che facciano presumere un futuro reciproco apporto economico. In quest’ambito le sentenze si sprecano, inutile citarne anche solo una.
Il problema rimane però la coerenza, necessaria quantomeno a livello giurisprudenziale. Quest’estate è stata invece, silente testimone di due - a mio parere - enormi divergenze. La prima sentenza è emessa dalla Corte di Cassazione e riguarda l’obbligo al mantenimento, da parte dell’ ex convivente, nel caso in cui sia maggiormente “disponente” anche nell’eventualità di nuova postuma convivenza della beneficiaria. Le perplessità in me fuoriescono, anche se avevo promesso che avrei trattato l’argomento come dato di fatto. Convivenza presuppone stabilità. Stabilità si traduce in 4 mesi, 5 anni o 70 rapporti sessuali da consumarsi a scadenza? Mancanza di vincolo matrimoniale non presuppone la volontà comune orientata a uno scopo? Nel nostro ordinamento giuridico questo è contratto ugualmente, passibile di riserva mentale, al limite delle ipotesi tacciabile di simulazione. Che benvenga la tutela per quelle donne che sono dovute sottostare alla convivenza perchè non sono riuscite a strappare qualcosa di meglio ma, benvenga anche per quelle che sono riuscite a strappare la convivenza per non dover sottostare ad un matrimonio nel quale non credevano. La seconda sentenza invece, è emessa dalla Corte d’Assise di Milano e prevede la non punibilità di quel convivente che omette di prestare le necessarie cure alla partner, invocando la non applicabilità dell’art. 143 c.c. Giusto e preciso il richiamo della Corte riferendosi a tale norma in quanto si richiama puntualmente ai coniugi ma, che dire dell’art. 570 del c.p. che principia il comma 1 con “Chiunque omette…” In base alla legge penale la violazione è rilevabile.
Dato oggettivo per risultato oggettivo dovrei pensare che queste sentenze danno molto più valore all’aspetto economico piuttosto che a quello affettivo del rapporto?
Piuttosto credo che l’attuale Governo abbia scoperchiato il famoso vaso di Pandora, paventando ipotesi di convivenze iper-regolamentate a prova di bomba senza aver effettivamente compiuto una politica legislativa seria e d’indirizzo.
Nel momento in cui ho concepito questo pensiero ero in piena euforia, derivante forse dalla febbre, derivante forse dall’eparina, derivante forse dal paracetamolo.
Diamo dunque ai Cesari quello che è dei Cesari… (avrei potuto scrivere beoti o bruti. Riconoscetemi signorilità e accavallate le gambe al mio passaggio in segno di rispetto per il gentil sesso)
FA! BRI! ZIO! CO! RO! NA! E’ UNO DI VOI!!!!!!!!!!!