Ho visto il genio e non in un colpo ma nella costanza, nella voce modualta dal cuore in sobbalzo, negli occhi trepidanti ma nella mano ferma, nei cinque minuti in trecentocinquanta km per mettere i puntini sulle l e il t9 prima o poi ti frega.
Me fa ‘na sega Oriana Fallaci e la sua lettera a chi non ha avuto il mio diritto, questo è un blog senza parole spese ma sospese a mezz’aria e la retorica la lascia nel fondo del cuore dove i granelli di caffè sono leggibili di tanto in tanti.
Capisco il dramma di quel poraccio di Re Mida, di toccare e stregare, di guardare e non potere, di drogare e assuefare nel peggiore dei modi, di mettere gli occhi su ciò che poi è inagevole.
Ho visto Filippo, vivo, in coma e morto.
Ho corso lungo quel ponte verso destra e verso sinistra. Ho guardato a quel ponte bocconi sopra l’asfalto, caduta nell’onore di chi mi ha insegnato il rispetto di me stessa. Lo guardo ancora quel ponte, ci lego sopra mille fili di una ragnatela che tutti vogliono comprendere ma, nessuno silentemente ha il desiderio naturale di rispettare.
Mi hanno detto che occorre stare nella stessa cosa ma, io non sto nemmeno nella mia di vita.
Ho la rabbia, da canalizzare e non covare dolcemente. Questo è il momento di tirare su la testa alla bella perchè il colpo di reni è solo l’evento prodromico al benessere, il rimanere attaccati alle alghe dei bisogni è da vili e io voglio morire a testa alta, guardando la mia immagine che spara senza pietà e mi restituisce la leggerezza di essere una tavola di equilibrio.