Archivio per la Categoria me

Come dice Francesco “siete in due, tu e quella che custodiva Paperon de’ Paperoni”

Pubblicato su me il Maggio 13, 2008 da modestino

Pensavo, credevo altro. Forse speravo. Sono in fallo, anche se non m’hanno fischiato sono in fallo. E quello che m’incula è che sono onesta, mi volto verso l’arbitro anche se questo è silente, o perchè non ha visto o perchè è stato comprato, è silente e rimane tale. Anche le ciance hanno un bando, perchè io non trovo il mio?

Capisco quella donna, non sono minuta ma la capisco. Non vorrei ma la capisco.

Pubblicato su me il Maggio 3, 2008 da modestino

“Il fiume è ghiacciato,” pensava “in questa stagione è sicuramente ghiacciato…”.
Era convinta che bastasse attraversarlo e che sull’altra sponda ci fosse stata Karinovka. Vedeva brillare le luci delle terrazze attraverso la neve.
Ma quando arrivò in fondo, l’odore dell’acqua finalmente la colpì. Ebbe un brusco moto di stizza e di stupore, si fermò un attimo, poi riprese a scendere, sebbene l’acqua le riempisse le scarpe e le inzuppasse la gonna. E soltanto quando fu dentro la Senna fino alla vita ritrovò completamente la ragione. Si sentì gelata, cercò di gridare, ma ebbe solo il tempo per farsi il segno della croce e il braccio le ricadde: era morta.
Il minuscolo cadavere galleggio qualche istante, simile a un fagotto di stracci, prima di scomparire, ghermito dalla Senna scura.

I. Némirovsky, Come le mosche d’autunno, 1931

A. su msn: “Dio can-caminin can-caminin”

Pubblicato su me il Aprile 30, 2008 da modestino

E le giornate si vedono dal mattino se saranno buone, mediocri o tutto sommato! Com’è la giornata “tutto sommato”? La giornata tutto sommato è quella passata in apnea da considerazioni fatte lipperlì che verranno traslate a data da destinarsi in base agli impegni mentali propri dell’attore. 3 su 3. Stamattina ho litigato con le prime tre persone che ho visto girare per casa e con cui ho parlato al telefono: che ne venga da me e non da loro è un’ipotesi da tenere in considerazione o un’eventualità da insabbiare?

L’instabilità nel bene e nel male diventa principio di coerenza quando la si riesce ad esprimere sempre, quando diventa un’abitudine per chi la si trova sempre e comunque davanti, quando si è pronti a tutto e il tutto non arriva mai. L’instabilità della prima colazione alle 11:22 con lo yogurt naturale 500 gr della Coop con dentro i carciofini sott’olio. Il bilico di continuare a prendere il giorno ma sbagliare l’anno; l’ago della bilancia indeciso fra coincidenze e segni. Il destino beh, quello è uno se si è in uno.

Posso essere il ponte sullo stretto ma non i suoi piloni. Posso essere il tramite ma non il mezzo. Posso essere il pistone ma non la forcella. Posso essere quello che mi si chiede e anche dove mi si chiede ma, se mi verrà chiesto la persona che lo farà avrà brama di possedere e non di conoscere. Il male comune di tutti coloro che si allineano al sistema amore disperato.

I progetti se hanno un’intrinseca bontà ci superano, continuano ad andare in porto sebbene nella parte prodromica e al suo timone non ci sia più colui che aveva fatto salpare la barca. Venerdì uno dei miei progetti fa scalo. Se andrò a vederlo sarà per controllare chi gira ora la ruota con i raggi lunghi oltre il perimetro. Non posso permettermi che un sogno ben concepito anche se non più mio venga privato della perfezione.

La bellezza e la relatività stanno nella stessa cosa. Negli stessi occhi.

I try to get the things on the right order priority

Pubblicato su me il Aprile 25, 2008 da modestino

l’inglese mi serve per parlarlo in italia non a manc! Epperò e pò! C’ho ‘na voglia de prende’ l’xt e daglie n’allotata che la farei raglià come l’somaro pè l’aia! E visto che io ho imparato, bada bene, imparato non mi è stato insegnato, ad avere pazienza, che lo imparino tutti gli altri. Se volete ripetizioni che siano tali, possiamo parlare del prezzo e non del metodo. La didattica non è puramente casuale ma, figlia degli eventi… Un po’ anche di puttana! Buona liberazione a tutti. Buona che sia il metro per il laccio che decidete di mettervi al collo.

Mille volte mi è stato chiesto e un milione l’ho fatto da sola…

Pubblicato su me il Aprile 21, 2008 da modestino

Chiedermi chi è Riccardo?

Ebbene la risposta non c’è. Non è un fratello e non è un fidanzato, non è un amico e non il compagno di studio di tanti anni. So quello che non è, e a ’sto gioco non è poco.

Riccardo è colui che mi canta “questo è il momento di scazzo… quello fatto apposta per te… scazzo, il gioco più bello che c’è”, è colui che gioca con me a “Iuston c’emo n’problema!”, è colui che mi raccatta i capelli mentre vomito da seduta sulla tazza w.c.

Riccardo è quello che m’ha dato la spinta, che reitera la mia presa di coscienza da cinque anni. Riccardo è stato con me la mattina dell’esame di privato e la sera di amministrativo, è rimasto vicino a procedura civile I e anche alla II, ha assistito impietrito per ben quattro volte all’esame di diritto internazionale.

Riccardo c’è quando lo chiamo, corre quando squillo, rimane tre passi indietro quando ho le botte da egoista. Riccardo è colui che ha visto i cinque minuti, è quello che parla anche quando le parole non le vorrei sentire manco dal Pupo Bianco, è quello che finge di non capirmi ma, cazzo se mi capisce.

Riccardo c’è stato anche quando se n’è andato, il pensiero di lui è stato vicino a me anche quando l’orgoglio mio e la paura sua c’hanno privato di momenti insieme.

Riccardo è l’entità alla quale dedico il mio lavoro di tesi che chiude un circuito di cinque anni sperando (per tutti e due, vorrebbe dire che l’abbiamo preso ’sto cazzo di sogno) possa essere il compagno della stanza in procura.

ore 02:47 a.m.

Pubblicato su me il Aprile 17, 2008 da modestino

a me quella strada sa di casa. Ma si sa, io ho un’idea strana delle cose, figuriamoci dei rapporti. Capisco quelli che dicono di andare a comprare le sigarette e non tornano mai da dove sono partiti. Potrò dire a mio nipote: “io l’ho fatto”. E mio nipote mi crederà.

Ti dirò… Anche le ragazze lo fanno!

Pubblicato su me il Aprile 13, 2008 da modestino

Sono riuscita a fare due cose contemporaneamente. Un po’ come quando parli al telefono e saluti uno che passa.

Adesso, che tra vent’anni tutti ne sono capaci

Pubblicato su me il Aprile 8, 2008 da modestino

Se non avete mai scritto da ubriachi dovrste provare. E che poi sia la T’s o un sentimento l’antifona è la stessa. Ma sceglietevi la biro perchè modula la fluenza del pensiero rude e rampante e qui il barone non c’entra. Io, la T’s e la cicca rullata come piace a me; cartina corta, tabacco abbondante e il filtro dosato per la bocca. Io, il rossetto rosso HR32 che fa lucido ma il rosso c’è. Io e l’Ipod che poteva essere un ciddì ma il ciddì è l’Ipod. Ho tremato quando ho chiesto un cappuccino e lui, dopo il caffè un montenegro ma, serviva, il freddo garantisce che serviva. Serviva forse per cancellare la percezione di una mano che s’incastra fra un ginocchio e un’anca, serviva per non pensare che sono figlia anche io, serviva a me per mandare  cagare le menate mentali ma, se mi lasciano anche quelle io poi… che cazzo faccio? Mentivo quando vi dicevo che serviva la biro perchè ora il pensiero è fluido e il polso dolente. Sotto un quarto di miglio non ci vado mai e Toretto non me ne voglia. La scusa? Rileggere, prendere tempo e riorganizzare il tutto.

E ora, il polso e il pensiero sono nella stessa cosa, almeno loro.

Un amico mi chiede di spiegargli perchè la ragazza l’ha lasciato sul più bello. A me. Potrei essere io quella stessa ragazza, quella stessa “più bello”, quella medesima “abbandono”. Ma le parole per lui le trovo, per altri rimango algida e qui il gelato è come il barone. Perchè nella vita c’è chi ha il culo tondo, chi non ha fretta, chi fa la pace a letto, chi è cretina ma lui che gran coglione. Ricordatevi le scelte fatte nel momento giusto per le ragioni giuste. Ricordatevi i sorrisi, le gioie, gli amici e gli scazzi che la metà bastano per far tentare/riuscire/centrare il suicidio a quello psicopatico che ha lucidità da vendere in saldo con guadagno e ricarico enorme. Ma il quadro di me, seduta sul marciapiede di breccia, con la T’s in mezzo alle gambe e la sigaretta in mezz’alle dita lo avreste dovuto (ap)prezzare. Io non posso, sa di autovalutazione presuntuosa. Me in solitaria non c’è mastercard che me lo rateizza!

Tutto compreso 60, un contratto.

Pubblicato su me il Aprile 7, 2008 da modestino

Ho visto il genio e non in un colpo ma nella costanza, nella voce modualta dal cuore in sobbalzo, negli occhi trepidanti ma nella mano ferma, nei cinque minuti in trecentocinquanta km per mettere i puntini sulle l e il t9 prima o poi ti frega.

Me fa ‘na sega Oriana Fallaci e la sua lettera a chi non ha avuto il mio diritto, questo è un blog senza parole spese ma sospese a mezz’aria e la retorica la lascia nel fondo del cuore dove i granelli di caffè sono leggibili di tanto in tanti.

Capisco il dramma di quel poraccio di Re Mida, di toccare e stregare, di guardare e non potere, di drogare e assuefare nel peggiore dei modi, di mettere gli occhi su ciò che poi è inagevole.

Ho visto Filippo, vivo, in coma e morto.

Ho corso lungo quel ponte verso destra e verso sinistra. Ho guardato a quel ponte bocconi sopra l’asfalto, caduta nell’onore di chi mi ha insegnato il rispetto di me stessa. Lo guardo ancora quel ponte, ci lego sopra mille fili di una ragnatela che tutti vogliono comprendere ma, nessuno silentemente ha il desiderio naturale di rispettare.

Mi hanno detto che occorre stare nella stessa cosa ma, io non sto nemmeno nella mia di vita.

Ho la rabbia, da canalizzare e non covare dolcemente. Questo è il momento di tirare su la testa alla bella perchè il colpo di reni è solo l’evento prodromico al benessere, il rimanere attaccati alle alghe dei bisogni è da vili e io voglio morire a testa alta, guardando la mia immagine che spara senza pietà e mi restituisce la leggerezza di essere una tavola di equilibrio.

 

Rapporti, proporzioni e vaffanculo a Calvino che scrive bene!

Pubblicato su me il Aprile 4, 2008 da modestino

La dose è venti!

Ok, ma io sono alta un metro e ottantadue centimetri, venti me ne bastano nemmeno per le gambe, facciamo quaranta!