Per tutto il tempo che mio padre ed io avevamo conversato, la mamma aveva rimestato la pentola, alimentato il fuoco, disposto piatti e boccali sulla tavola, affilato un coltello per tagliare il pane. Senza aspettare la sua risposta, raccolsi tutti gli scaldapiedi e li portai nella stanza di dietro, dove tenevamo la torba. Mentre li riempivo, mi rimproverai di essermi irritata con mio padre.

Riportai indietro gli scaldapiedi e li accesi attingendo il fuoco dal focolare. Quando li ebbi sistemati sotto la tavola, guidai mio padre al suo posto, mentre la mamma scodellava le verdure cotte e versava la birra. Mio padre assaggiò un boccone e fece una smorfia. <<Non hai portato qualcosa dal Quartiere dei Papisti per dare un po’ di sapore a questo empiastro?>> brontolò.

<<Non ho potuto. Tanneke ce l’aveva con me e mi sono tenuta alla larga dalla cucina>>. Mi pentii subito di aver pronunciato quelle parole.

<<Perché? Che cosa hai fatto?>> Era sempre più frequente che mio padre trovasse da ridire sul mio comportamento, talvolta arrivando persino a prendere le parti di Tanneke. Mi affrettai ad inventare una risposta. <<Ho versato un po’ della loro birra migliore. Una brocca intera>>.

La mamma mi gettò un’occhiata di rimprovero. Capiva benissimo quando mentivo. Se mio padre non fosse stato in preda all’irritazione se ne sarebbe accorto anche lui della mia voce. 

Stavo diventando sempre più brava a mentire, però.

Quando venne l’ora di andar via, la mamma insistè per accompagnarmi lungo un tratto di strada, sebbene piovesse: una pioggia battente e gelida. Quando fummo all’altezza del canale Rietveld e svoltammo nella piazza del mercato disse: <<Tra poco avrai diciassette anni>>. <<La settimana prossima>> confermai. <<Si. Non manca molto>>. Tenevo gli occhi fissi sulle gocce di pioggia che cadevano bucherellavano la superficie del canale. Non mi piaceva allungare lo sguardo nel futuro. <<Ho sentito dire che il figlio del macellaio si interessa a te>>.

<<Chi te l’ha detto?>>

Come tutta risposta si passò una mano sulla cuffia per scuoterne le gocce di pioggia e scrollò lo scialle.

Feci spallucce. <<Sono sicura che non si interessa a me più che ad altre ragazze>>.

Mi aspettavo che mi mettesse in guardia, che mi raccontasse di comportarmi bene, di non macchiare il nome della nostra famiglia. Invece disse: <<Non essere scontrosa con lui. Sorridigli e sii compiacente>>.

Queste parole mi colsero di sorpresa, ma quando la fissai negli occhi e vi vidi la fame di carne che un figlio di macellaio avrebbe potuto soddisfare, capii perché avesse messo da parte il suo orgoglio.

Almeno non indagò sulla bugia che avevo detto prima. Non potevo confessarle per quale ragione Tanneke era irritata con me. Quella bugia ne celava una ancora più grave. Avrei dovuto spiegarle troppe cose.

T. Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla.

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