Capisco quella donna, non sono minuta ma la capisco. Non vorrei ma la capisco.
“Il fiume è ghiacciato,” pensava “in questa stagione è sicuramente ghiacciato…”.
Era convinta che bastasse attraversarlo e che sull’altra sponda ci fosse stata Karinovka. Vedeva brillare le luci delle terrazze attraverso la neve.
Ma quando arrivò in fondo, l’odore dell’acqua finalmente la colpì. Ebbe un brusco moto di stizza e di stupore, si fermò un attimo, poi riprese a scendere, sebbene l’acqua le riempisse le scarpe e le inzuppasse la gonna. E soltanto quando fu dentro la Senna fino alla vita ritrovò completamente la ragione. Si sentì gelata, cercò di gridare, ma ebbe solo il tempo per farsi il segno della croce e il braccio le ricadde: era morta.
Il minuscolo cadavere galleggio qualche istante, simile a un fagotto di stracci, prima di scomparire, ghermito dalla Senna scura.
I. Némirovsky, Come le mosche d’autunno, 1931