Metti un giorno a Terni e metti un punto che incontra un piano.
Pubblicato su perle il Marzo 31, 2008 da modestinoA Torino, nei mesi che seguirono, mi accadeva di svegliarmi la notte con in testa qualcosa che sarebbe forse stato utile nell’analisi e che avevo trascurato di dire. Mi accadeva anche a volte di parlare a me stessa con accento tedesco. Passarono gli anni e se pensavo alla mia analisi, sempre ci pensavo come a una delle tante cose che avevo cominciato e non finito, per disordine, inettitudine e confusione. Molto tempo dopo tornai a vivere a Roma. Abitavo a pochi passi dallo studio del dottor B., sapevo che lui era sempre là e una o due volte mi venne in testa di andare a dargli un saluto. Ma i nostri rapporti erano nati su un tronco tanto strano che non avrebbe avuto senso una mia semplice visita. Sentivo che immediatamente sarebbe ricominciato l’antico cerimoniale, il tavolo, il bicchiere d’acqua, il sorriso. Non potevo portargli dell’amicizia, potevo portargli solo il carico delle mie nevrosi. Non mi ero liberata delle mie nevrosi, semplicemente avevo imparato a tollerarle o infine le avevo dimenticate. Poi un giorno seppi che il dottor B. era morto. Rimpiansi allora di non averlo rivisto. Se un luogo esiste dove ci ritrova da morti, là certo io incontrerò il dottor B. e il nostro colloquio sarà semplice, immemore di analisi e di nevrosi e forse allegro, tranquillo e perfetto.
Mai devi domandarmi, N. Ginzburg, 1991 (ris.), 47.