A volte capita, a me spesso. Ho fatto un pensiero che non ho capito ma, che mi ha fatto ri-pensare alla terapeuticità di un blog. Provo a esteriorizzare così io capirò finalmente ciò che volevo pensare e voi avrete un motivo ulteriore per ridere di me.
Mi sto preparando a sostenere l’esame di Diritto Costituzionale Avanzato, il professore ha delineato il programma lungo 100 pagine di un saggio che richiamano 1000 pagine di sentenze emesse dalle varie Corti costituzionali europee, dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte di Lussemburgo. Durante lo svolgimento delle lezioni eravamo chiamati per gruppi di cinque-sei persone a relazionare alcune sentenze affini. Non mi ricordo il motivo per il quale partecipai passivamente al richiamo docente ma, mi sopraggiunge netta la sensazione che, fra le sentenze assegnatemi, una era strana.
Più che strana… contraddittoria.
La sentenza a cui mi riferisco vedeva l’Open Door e la Dublin Well Woman contrapporsi all’Irlanda. Le prime erano enti morali regolarmente registrate che svolgevano attività d’informazione sulla possibilità, per le donne incinte, di abortire nel vicino Regno Unito. Ovviamente queste informazioni riguardavano tanto il che cosa fosse quanto il come poter raggiungere un’ interruzione di gravidanza. Il fatto si svolse in Irlanda, nazione notoriamente cattolica che fa, della propria integrità religiosa, un vanto e fanatismo. L’aborto infatti, ai sensi degl’artt. 58 e 59 della legge del 1981, costituiva un reato e tramite il referendum di due anni più tardi divenne crimine perseguibile al solo stadio del tentativo. Ovvero, nell’ottavo emendamento della Costituzione veniva stabilito che chiunque poteva ottenere degli atti impeditivi: un’ordinanza per le informazioni che venivano così taciute e un’ingiunzione per la donna che si ritenesse momentaneamente migrante verso il Regno Unito allo scopo di interrompere la gravidanza. La parola chiave qui è: ritenesse! Non c’è necessità di certezze ma è sufficiente la presunzione.
L’azione civile venne intentata dalla Society for the Protection of Unborn Children con la pretesa di inibire alla Open Door e alla Dublin Well Woman ogni attività di sostegno e informazione alle puerpere. La High Court emanava un’ordinanza che impediva alle convenute associazioni qualsiasi attività in tale senso. La motivazione rinvenibile in due gradi di giudizio in territorio irlandese fu: il diritto alla libertà d’espressione è implicitamente garantito dalle norme costituzionali ma, non quelle relative all’aborto. Un po’ la vecchia storia del bene primario, del male minore e cose del genere.
La Corte di Strasburgo ritenne che vi fu violazione dell’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. L’articolo è quello riguardante il diritto a manifestare il proprio pensiero. Mi sembra di aver esposto in maniera chiara il fatto, comunque la sentenza è facilmente rintracciabile.
Pensiero che ritengo giusto esteriorizzare prima di procedere: sono contro l’aborto, il mio… il resto delle persone credo debbano avere possibilità di scelta!
Dunque mi domando: è più ridicola l’Irlanda a non voler “concedere” il diritto d’aborto e a inibire qualsiasi attività informativa o la Corte di Strasburgo che, si è lavata le mani dando il contentino della violazione del diritto di manifestazione del pensiero?
Ora faccio il ragionamento che mi ha portato a dire “ho fatto un pensiero che non ho capito”. In Italia sono vietati i rapporti sessuali tra persone molto maggiorenni e molto minorenni ma, da qualche anno imperversa la piaga del turismo sessuale. L’agenzia di viaggio che organizza tour in Polinesia non potrebbe essere citata in giudizio solo perchè c’è il sospetto che stia preparando una gita a luci rosse? Se l’agenzia di viaggio arrivasse, tra ricorsi e appelli, fino alla Corte di Strasburgo e questa si pronunciasse come nel caso Open Door e Dublin Well Woman c. Irlanda, sarebbe normale?
Ora vedo il filo che muoveva il pensiero. Nel caso vero, cioè quello con sentenza, il diritto d’aborto è un diritto opinabile e, il comportamento della Corte non ha fatto altro che lasciare nell’arretratezza l’Irlanda. La civiltà di un paese si valuta dal grado d’indipendenza che hanno i poteri istituzionali. Io credo che si valuti dalla mancanza di paraocchi e gioghi a cui è sottoposta una popolazione. La Corte avrebbe, potuto richiamare l’Irlanda a “rivedere” la sua posizione non solo di chiusura ma, perfino di dittatura nella quale si è a torto barricata. Se io parlo d’aborto, perchè mi rispondono libertà d’informazione. Forse perchè la motivazione è stata giustificata dalla deduzione che informare non equivale ad interrompere? Non è sufficiente, non in e per una corte che potrebbe giudicare presto su paesi molto diversi da quelli canonici-occidentali! Strasburgo non doveva cercare l’ago in un pagliaio, la funzione della CEDU è superiore, è costituzionalizzare chi ancora non è costituzionalizzato! Lo scopo è elevare non aggirare.

