C’ho una giornata(ccia)!

Giugno 16, 2007

Betcha thought I’d die when you went away
Thought I’d get drunk in my sorrows and just slip away
But things have changed from back in the day begging you to stay
Now I can’t wait to see you packing see you leaving today

Baby You Finally Made Me Happy
When You Walked Out That Door
Baby You Finally Made Me Happy
When You Walked Out That Door
For All The Times You Made Me Cry
Now All I Feel Is Joy
And You Finally Made Me Happy Baby

Walking through my door bringing jewelry and stacks
You tell me you’ll give it all to me if I take you back
But I’m in my bedroom baby
Moaning oooooooooooohhh baby
That’s my new lover under my covers hollering UH UH UH

Baby You Finally Made Me Happy
WhenYou Walked Out That Door
Finally Made Me Happy
When You Walked Out That Door
For All The Times You Made Me Cry
Now All I Feel Is Joy
And You Finally Made Me Happy Baby
Finally Made Me Happy Baby

La porta aperta luccicò
Un taglio piccolissimo
Qualcuno arreso ad aspettare
Come una riva in cima al mare

Finisce a morsi
Cosi l’amore
Pietra in polvere
Fiamma in cenere

Basteranno le carezze
Le mie mani forti e libere
A scaldarti
Dentro i pozzi sopra i tetti
Scavalcare e ovunque
Scendere cercarti
Fuori tra le ombre

Il tuo sorriso luccicò
Uno spiraglio piccolo
Le braccia nodi da allentare
Fuggire e sempre ritornare
Si asciuga a sorsi
Così l’amore
Foglia in briciole
Acqua a spiovere

Basteranno le carezze
Le mie mani grandi e ruvide
A scaldarti
Lungo i fossi tra le stelle
Rovesciarsi e ovunque splendere
Cercarti

Fuori tra le onde
Fuori tra le ombre
Fuori tra le onde

Caso(mai) Lockheed

Giugno 14, 2007

Storia di ieri

Notizia di oggi

Vado un pò di fretta e le analogie dirette e inverse magari trovatele da soli… o forse più tardi le scrivo in un commento…

Modestino si domanda sempre: “A triginta ferme, fieri potest ut historia rerum publicarum Italiae immutata sit?

Buongiorno Lopezcamilla!!!

Giugno 11, 2007

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te.

Abitudine al pianto

Giugno 11, 2007

Ci sono delle cose alle quali non mi abituerò mai. Probabilmente alla mia età sono molte e con l’andare del tempo andranno scemando come la curiosità. Ancora più probabilmente va fatta una distinzione. La dicotomia si realizza intorno all’incomprensibile e l’inaccettabile, quest’ultimo ha il vantaggio di essere stato compreso. Inaccettabile a sua volta credo sia una condizione “tiepida”, cioè non collocabile ne positivamente ne negativamente senza un’aggettivazione servente. Inaccettabile è zero: buono, bello e migliore sono positivi; brutto, cattivo e pessimo sono negativi. Il mio termometro si muove al variare della reazione e del sentimento che suscitano in me gli eventi e le persone. Fatto il cappello del mio piccolo tema passo ad illustrarne il corpo. Inaccettabile in senso positivo è l’altruismo in un mondo fatto di molte persone egoiste, l’amore non meritato e la vita di alcune persone. Inaccettabile in senso negativo è il pianto. Smisi di piangere con regolarità quando capii che era inutile, che non mi avrebbe dato alcun tipo di giovamento e quando mi dissero che solo i matti piangevano. Inaccettabile in senso ancora più negativo è il pianto altrui relazionato alla mia impotenza, all’incapacità di trasmettere sicurezza e liberazione, all’impossibilità di assicurare futuro e esiti migliori scevri dalle lacrime. La stessa condizione del pianto ha però in se un pregresso di cui tenere conto; se conoscibile da chi osserva piangere va tenuto in considerazione mentre, nel caso in cui se ne conosca solo ipoteticamente la possibilità, va valutato come fattore di scarto. Il pianto come fenomeno emotivo è puramente umano, non è indice di sensibilità maggiore e non qualifica colui che lo compie. Passo alle conclusioni. Da come descritto il pianto è inutile ma, provocando in me tanti pensieri ha (forse) un peso maggiore di quello che io gli voglia riconoscere. Il pianto è dolore di chi lo esprime per altrettanto dolore, è lacerante per chi vi assiste impotente ma “volente”.

Il giorno e la notte

Giugno 10, 2007

Lui canta: “Ho cercato inutilmente di far parlare questa solitudine, e adesso è un battito, battito d’amore, illogico; senso de pudore, cinico…

Lei parla: “E se domani saprai di me nascerà forse un sorriso, da dividere ugualmente. Anche noi siamo la gente, che si muove e s’incontra in questa solitudine…”

Tutto il mondo è paese

Giugno 9, 2007

La scappatella questa volta io e Modestino l’abbiamo fatta insieme e l’abbiamo anche documentata… Gita fuori porta al lago di Nemi causa visita dell’invasore straniero (e un “oh bella ciao” non ci starebbe niente male)…

La faccio breve… i comunisti arrivano ovunque.

Modestino decreta la loro vittoria in base alla lex magnorum numerorum.

Rapporto obbligatorio

Giugno 7, 2007

Descrivo la vicenda.
I perchè, “percome”, varie ed eventuali ve li lascio immaginare… anzi no li metto sennò che blog sarebbe?

Perugia, ore 17:30.
Dio la manda che è ‘na meraviglia, ciò mi inibisce l’uso della moto per recarmi all’università… mi tocca studiare a casa.
Modestino al mio fianco mi sostiene nella preparazione di diritto romano, mia madre divide il tavolo con me intrattenendosi in un’attività puramente femminile: il ricamo.
In terra mazzi di fili caduti, ciò che cattura la mia attenzione è un tratto del libro che parla del rapporto obbligatorio. Non resisto lo devo leggere a voce alta per farlo mio, per erudire la mia compagnia.
Il passo di Gaio recita così “Quarum summa divisio in duas species diducitur: omnis enim obligatio vel ex contractu nascitur vel ex delicto
Mia madre mi guarda stupita ma, con tono di chi piuttosto che darlo a vedere spalerebbe letame, mi invita senza troppe smancerie a raccogliere dal pavimento l’avviluppamento.
Da brava figlia mi prodigo a prendere il secolare “Folletto”, marchingegno creato allo scopo di aspirapolvere, utilizzato dalla NASA per il “risucchiamento” degli alieni tipo GhostBusters. La leggenda vuole che il potente macchinario abbia il doppio della resistenza di Chuck Norris alla fatica… si narra addirittura che su 1.000.000 se ne sia rotto 1 perchè utilizzato in una partita di soft air.
Lo getto incurante del pericolo nella folla “filifera”….
Il dramma… Mia madre urla “Me l’hanno regalato quando mi sono sposataaaaaaa”
Alle ore 17:50 la mia mansarda è satura di un fumo bianco e puzza di bruciato, il “Folletto” entra in agonia, non mi faccio prendere dal panico e con mano da chirurgo apro il paziente. La prima impressione è quella che conta e a me sembrava una scatola cinese. Senza esitazione lo carico in macchina e mi reco al “centro riparazioni grandi ustionati folletti vorwerk”. La situazione non è ancora compromessa, gli evitano la terapia intensiva facendo un trapianto di ventola. Di trapianto si tratta in quanto costa come il fegato di un uomo di razza svizzera… 30 euro.
Il rientro a casa è trionfale… mia madre ci aspetta, con la medaglia d’oro per il valore civile. Con il sorriso da eroe le dico “O ma, avrei speso 30 euri”.
La risposta “Carolì, come diceva Gaio?”
Modestino annuisce… ancora.

I never meant to cause you any sorrow
I never meant to cause you any pain
I only wanted one time to see you laughing
I only want to see you laughing in the purple rain
purple rain, purple rain
I only want to see you bathing in the purple rain

I never wanted to be your weekend lover
I only wanted to be some kind of friend
baby I could never steal you from another
it’s such a shame our friendship had to end
purple rain, purple rain
I only want to see you underneath the purple rain
honey, I know, I know, I know times are changing
it’s time we all reach out for something new, that means you too
you say you want a leader,
but you can’t seem to make up your mind
I think you better close it
and let me guide you into the purple rain
purple rain, purple rain
I only want to see you, only want to see you
in the purple rain

Parlo di voi…

Giugno 5, 2007

La sveglia ha suonato abbastanza presto questa mattina: ore 5.30. Dopo cinque minuti di meditazione ad occhi chiusi mi sono resa conto che pensavo ancora alla scena entratami negli occhi la sera prima.

Due amici che si incontrano e vanno a cena insieme.

Normale banalità tanto l’amicizia quanto la cena. Il delirio credo risiedesse nella volontà di un fresco riavvicinamento, nella genuinità di un sorriso timido (quello di lui) e nello sguardo sbarazzino di chi ha poco da imparare e meno da insegnare (quello di lei). Potranno dirvi che lui indossava una camicia blu e lei un impermeabile, potrete sentire leggende riguardo al tavolo allargato a commensali incerti nella fisionomia ma, presenti al banchetto. Posso perfino credere che lei e lui mi volessero lì, perlomeno c’ avranno pensato… giammai sperato. La serata era loro, non vi darò a bere che il sole al loro incontro calava affinchè trovassero giovamento nelle ombre della notte ma, di sicuro, la luna aveva rischiarato qualche “macchia” per farla sembrare più pallida (lei) e affusolato (lui). Perfetti, come una colonna sonora che suona i pink floid; caldi, come la pizza che avranno mangiato intrisa di mille parole parole dette e rimandate; uniti, come solo l’amicizia sa’ fare. Perchè quando si parla d’amicizia ci vuole naso, fiuto e ritmo.
Spero che (lui) sia riuscito nel sorriso che ho fallito io e che (lei) sia stata meno cosciente del solito, che abbiano buttato ricordi e sorrisi passati nel pozzo più etrusco che c’è. Tutto questo è solo frutto della mia immaginazione. Ho visto due amici che si salutavano, mi sono girata verso la mia strada e ho camminato due passi… voltando lo sguardo non c’erano più.

Per me si era fatta veramente ora di tornare e l’acqua piovuta su di me e la mia moto mi incitava a lasciar andare qualcuno che per almeno una sera non mi apparteneva.