la mia vita e la morte degli altri, un nipote appena nato e che cresce, una pila di libri trasformarsi in libreria, un esame diventare laurea, una laurea ambire a lavoro, una zingarella con le trecce lungo le spalle, i biscotti fritti lungo le strade della turchia, un amore finire e degli altri millantarsi per avvenenti, un signore con l’epatite, un giorno di merda, una moto scivolare, una moto curvare, una moto marciare, una madre ridere, un piatto pieno di carboidrati, una telefonata per abitudine alle quattro di mattina, la prostituzione latente nella balera di provincia, via gradoli con il latente bisogno di silenzio, le persone cambiare, le persone mentire, le persone spergiurare, le persone inveire, la terra farsi zuppi, l’interruttore accendere la luce, una scatola contenere un anello, una lettera l’addebito della rata del mutuo, due ex dividersi un monolocale, due ex passeggiare per roma, due ex scappare a capri, due ex litigare per le rispettive premure, le citazioni latine quando di parole non se ne hanno, tesi ribaltate per quieto vivere, due più due fare quanto due per due, l’istigazione fra gli amanti, la complicità fra gli astanti, le gambe degli atleti ai 100 mt, la falcata del salto in lungo, la malizia del piede della ballerina di tango, il profumo della disperazione, il coniglio morto nel lavandino, il secchio della spazzatura riempirsi, una casa svuotarsi, una macchina da cucire in funzione fino all’alba, una pietra diventare un muro, un incudine starsene, un’amicizia soffrire vuoti d’aria, la ragazza del migliore amico comunicarmi il loro matrimonio, le piante di un terrazzo farsi selva, i castel sant’angelo affollata dalle macchine della mille miglia, la giulia 1300 portarsi via anche quel poco, il pranzo diventare inferno, il fine settimana al pari dell’aria in vena, la stupidità dell’uomo, carrozze affollate, americani senza passaporto, il sudore del pensiero sfinito, il cielo grigio, … , …

Mi sono iscritta ad una facoltà.
Come succede a tanti.
Ho sempre detto che la convinzione che mi ha spinto a farlo sia stata imposta dall’esigenza di giustizia che, mi accompagna in molte delle cose che faccio. Perchè la giustizia è un valore assoluto e mi oppongo con convinzione a chiunque dice o sostiene che sia relativo. Relativo può essere il giudicato, relativa può essere la soluzione pratica che esce dalle ultime pagine della sentenza, relativa è la visione politica che muove la mano di chi scrive le regole del gioco. Ma rimango ferma nel pensiero che l’uomo ha un minimo comune denominatore che lo unisce agli altri. Tutti gli uomini mangiano, chi più e chi meno. Tutti gli uomini hanno una rappresentazione di fronte alla quale si sentono concordi nel pensarla e leggera come essi la vedono. Sfido io ad incontrare qualcuno che vorrebbe sovvertire il principio “chi sbaglia paga”.

Ho cominciato la facoltà con i sogni, proseguita con gli esami e finita con fatica. Poi i sacrifici, che ieri erano sopportabili e oggi mi sembrano il giusto prezzo alla croce che ho deciso di portare.

Ho abbandonato, forse precocemente per la mia età, le litigate furibonde nei banchi della scuola o nelle aule dell’università. Mi sono misurata con chi non alzando la voce, ma anzi parlando a modulazione bassa, riesce a suscitare dapprima interesse per quello che dice e solo poi voglia di rifletterci sopra. La bravura non è nel far cambiare le idee, piuttosto è nel mostrare la debolezza che non vorresti soffrire e dimostrare i rimedi che la suppliscono. Ma io non sono ancora brava, le esercitazioni di stile non mi competono, non ho deciso di scrivere manuali su istituti o fattispecie ma stancare la pratica con realtà che superano sempre la fantasia.

Non solo chi sbaglia deve pagare ma, mai sia che chi è stato offeso debba anche camminare a testa bassa.

tesi, sintesi e antitesi

Ottobre 29, 2009

Le notti perugine dell’inverno scorso le ho passate tutte con Giorgia, la bambina che abitava al piano di sotto e piangeva ininterrottamente per ore. Bionda, pallida e occhi celesti. Probabilmente da grande farà impazzire qualcuno. La mattina spesso la incrociavo nel pianerottolo insieme alla madre che reiterava continuamente le sue scuse ai pianti notturni della figlia. Avesse tirato piatti al soffitto, ballato la pizzica o ascoltato i Metallica non mi sarebbe cambiato niente. Tanto non dormivo. Poi Giorgia, la madre e il fratello hanno cambiato casa. Poi anche io ho cambiato casa. Ora abito davanti ad un asilo. Stamattina mentre andavo verso la macchina ho sentito un pianto. L’avrei riconosciuto anche senza i brividi che mi correvano nella schiena. Era Giorgia e non è guarita.

Céladon

Ottobre 4, 2009

Sun been down for days
A pretty flower in a vase
A slipper by the fireplace
A cello lying in its case

Soon she’s down the stairs
Her morning elegance she wears
The sound of water makes her dream
Awoken by a cloud of steam
She pours a daydream in a cup
A spoon of sugar sweetens up

And she fights for her life
as she puts on her coat
And she fights for her life on the train
She looks at the rain
as it pours
And she fights for her life
as she goes in a store
with a thought she has caught
by a thread
she pays for the bread
and she goes…
Nobody knows

Sun been down for days
A winter melody she plays
The thunder makes her contemplate
She hears a noise behind the gate
Perhaps a letter with a dove
Perhaps a stranger she could love

And she fights for her life
as she puts on her coat
And she fights for her life on the train
She looks at the rain
as it pours
And she fights for her life
as she goes in a store
with a thought she has caught
by a thread
she pays for the bread
and she goes…
Nobody knows

And she fights for her life
as she puts on her coat
And she fights for her life on the train
She looks at the rain
as it pours
And she fights for her life
as she goes in a store
where the people are pleasantly
strange
and counting the
change
as she goes…
Nobody knows

le due facce del contratto

Ottobre 1, 2009

lui mi ha chiesto di non attaccarmi all’adolescenza, di lasciarla a Daniele che ancora fa l’università o a chi è in ritardo per tutto.
lei mi dice di sentirsi stupida e vedermi matura.

Quando cerchi una cosa, una cosa ben precisa, e sai dove trovarla, non dove pensi che possa essere, corri a prenderla.
Per l’amor del cielo, via i doppi sensi.
Me l’hanno messo sempre tutti in culo e io, a volte ridendo e a volte rimanendo esterefatta, l’ho sempre accolto di buon grado.
Tutti tranne te che, probabilmente, dirai e penserai la stessa cosa di me.
Spero di non doverti mai rifare nemmeno uno dei servizi di manovalanza che mi hai fatto. Mi piacerebbe esserci quando ti volterai sicuro di trovarmi.

e ti diranno bugie quando avranno finito le scuse, ti mostreranno orecchie da mercante quando vorranno venderti il futuro, ti faranno annusare la felicità mascherandotela per amore.
cari mercanti, il soffio è fioco, riprovate e, con più lena, butterete giù la casetta del porcellino.
settanta anni, mi guarda e mi chiede se il mio precedente dominus mi ha spiegato il significato di segreto professionale.
trentaduenne, mi guarda e mi dice che assomiglio a quell’attrice ma sono decisamente più bella.
quarantacinque e mi chiede una risposta a una semplice domanda.
apprezzo la bassezza del genere.
le alternative per la serata le ha sbagliate tutte.
aperitivo statico e solitario.
in seconda serata passano il cinema con la lopez.
scommessa persa, punto e a capo, oggi ne ho visti passare quattro di americani, due a pranzo e due a cena, quest’ultimi femminili e goliardici.
davanti al bancone due donne di quaranta lune.
la più lupa guarda l’amica e le dice che stanotte è stata con un tipo di sette anni più giovane di lei.
la confidente non perde l’animo e alza il tono della conversazione con “deve essere stato impegnativo”.
quando hanno detto che la potenza è nulla senza il controllo non pensavano ai pneumatici, discettavano sulle donne.

Simonetta casa

Settembre 12, 2009

Lui dice che ha le mie parole stampate nella testa, quelle con cui io gli dico che non può infarcirmi di disillusione.
Io sono un capitolo a parte, il secondo tempo, le ore dopo la ricreazione, il risarcimento del danno.
E poi ho fatto in tempo a far anche entrare lei. In fondo lui il suo apporto poco volente e molto nolente, ovvero suo malgrado, l’aveva già confezionato sottoforma di incubo ricorrente ogni qual volta propendeva all’eclissi.
Lei, bionda e riccia ma non alla Mirca. Lei, voltata davanti alla parete Feltrinelli e lui che non ha un dubbio.
Non poteva essere diversa e se l’avessi vista in faccia “mi ci sarei giocato le palle”.
Mi perdona Britney e Madonna, capisce che il momento è difficile. Ho appena abbandonato stremata, da Balla e La mia banda suona il rock, il tappeto nel quale l’altra sera ho dormito di gusto.
Lui, il sonno più rumoroso che ho mai conosciuto. Uno dei pochi che ho conosciuto data la regola alla pretty woman.
L’ultima volta, il buon viaggio, la bottiglia di Morellino all’ultimo minuto.
Le voci, i caffè, le pause, il cambio automatico, il prurito nei palmi, lo zabaione per gradire, le lenti per vedere.
Quando sai stirare una camicia non puoi fare l’amante.
Non tondo dentro al quadrato.
Non è gioco, non in questa vita, non nella mia.

E qualcosa rimane, fra le pagine chiare,
fra le pagine scure,
e cancello il tuo nome dalla mia facciata
e confondo i miei alibi e le tue ragioni,
i miei alibi e le tue ragioni.
Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente
ma lo zingaro è un trucco.
Ma un futuro invadente, fossi stato un pò più giovane,
l’avrei distrutto con la fantasia,
l’avrei stracciato con la fantasia.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro
Ancora i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel.
Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi
se per caso avevo ancora quella foto
in cui tu sorridevi e non guardavi.
Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia
e sulla tua persona e quando io,
senza capire, ho detto sì
hai detto “E’ tutto quel che hai di me”
È tutto quel che ho di te.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.
Ancora i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,
li puoi nascondere o giocare come vuoi
o farli rimanere buoni amici come noi.

in un minuto

Settembre 2, 2009

11:42 Carolina
ciao
11:4 2 Massimiliano
ciao
11:42 Carolina
non ho filtri con te
sei sempre tu per me
11:42 Massimiliano
vorrei vedere non fosse così